una nuova ‘consegna’

«Il Figlio dell’uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterà».

Marco, 9, 31.

La salita a Gerusalemme di Gesù e dei discepoli, prelude la consegna, nelle mani dei sacerdoti e degli scribi, di un Agnello sacrificale completamente nuovo.

Si realizza, in particolare, una paradossale ma non meno tragica consegna di questo Agnello dalla nuova comunità degli apostoli, attraverso le mani del traditore, che lo diventa così nel duplice senso (anche quello del tradere), al vecchio regime sacerdotale (che non è solo sacerdotale: gli scribi rappresentano la classe intellettuale, seconda partizione della Hybris).

Anche questo è un passaggio, una Pasqua, che cambierà però sempre per sempre tutto.

Accade, infatti, che sacerdoti non sanno né possono mettere a morte quella vittima, tanto che, a loro volta, la consegnano all’autorità romana.

Il sacrificio ebraico viene così abolito per sempre: c’è una sorta di autospoliazione della casta sacerdotale che dà inizio ad un processo di cui la distruzione del tempio non è che l’ultimo tassello.

Con il sacrificio dell’unico vero Agnello saranno compresi in Lui il tempio e i suoi arredi; il velo del Sancta Sanctorum, con la morte del Crocifisso, si squarcia e tutto si concentra nell’unico spazio sacro possibile: il corpo del Cristo.

La cui apparizione in forma gloriosa nel cenacolo, dopo la resurrezione, riconsegna agli apostoli il nuovo Pasto sacrificale: e ogni dubbio è dissipato dalle mani di Tommaso che, toccando il costato le piaghe di Gesù, i luoghi di carne attraversati dal Suo sangue, riceve simbolicamente l’Eucarestia.

Una presenza oggettiva, tangibile dell’essere, attorno alla quale tutto potrà essere ricostruito.

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