Chissà che anche questo post sarà segnalato come ‘d’odio’ dai nuovi gendarmi della pubblica opinione, neo reclutati anche fra i rappresentanti di quei ‘Fratelli d’Italia’ che, ogni giorno che passa, diventano sempre più ‘gemelli’ di chi li ha preceduti…
Non importa: lo spunto sta nella notizia che, “per la prima volta i funerali di Stato in forma civile per Giorgio Napolitano saranno celebrati nell’Aula della Camera”.
Quei tre o quattro che seguono sapranno già delle mia sensibilità per il ‘trattamento’ che viene riservato ai luoghi e a certi luoghi in particolare: l’Aula di Montecitorio è IL LUOGO della Repubblica cosiddetta ‘Parlamentare’, il cuore pulsante di quegli eletti (dal popolo, sia ben’inteso) che ivi -appunto- ‘parlano e parlamentano’.
In quel luogo, il 22 aprile del 2013 si verificò uno deglie venti più sconcertanti di una già disarmante catena di fatti, culminata nella rielezione di Giorgio Napolitano a Capo dello Stato.
Figura costituzionale, questa, la cui lunga durata (sette anni) avrebbe dovuto metterlo al riparo dei ‘capricci’ dei partiti, garantendo all’interessato la serenità per poter essere super partes e fungere da perno riequilibrativo del Sistema istituzionale…
Solo che, in una contingenza stravagante (dalla quale non siamo usciti, anzi!), il caos politico non trovò di meglio che ribadire uno dei suoi più gravi cascami (cioè, il semrpe più crescente ruolo e peso specifico della Presidenza della Repubblica), per esasperarlo, appunto, con la rielezione di quel ‘migliorista’.
Il quale -ben potendo rifiutare- non solo non lo fece, ma si produsse in questo discorso che (celebrato alla sua morte come uno dei più alti momenti della sua carriera istituzionale) in realtà fu uno dei punti più bassi ed imbarazzanti della storia della Repubblica: sia perchè -de facto- si prese atto che essa aveva bisogno, per mantenersi, di un REX (cosa che si è ripetuta con un altro, ‘riluttante’ Presidente), sia perchè il rieletto sovrano rampognò duramente i suoi elettori, alla stregua, appunto di sudditi, sia pure di una corte di privilegiati, per averlo riportato.
Un passaggio drammatico che, oltretutto, si rivelava funzionale non solo alla squalificazione della sovranità popolare ma anche al trasfermento di prestigio e di potere politico in capo ad un organo che, nel mentre, veniva individuato da interessati interlocutori internazionali (UE in primis) come interfaccia immediato e quasi esclusivo delle sue istanze.
Ora, quindi, questi funerali di Stato, ‘laici’, sempre in quel luogo, dove è stata certificata, o dove forse è addiritura nata, una nuova figura mitologica: quella del Sovrano Repubblicano, tema fisso di ogni telegiornale o dispaccio, pronto a coglierne anche i ‘sospiri’.
Il ‘passaggio’ ai più, la ‘sacralità’ che esso porta con sè -assieme al senso del mistero, dell’assoluto e della presunta ‘intangibilità’ della memoria- vedo che ora saranno celebrati proprio in quell’Aula dove tutto ebbe inizio (o fine, a seconda dei punti di vista).
Quel luogo, dunque, verrà ‘sacralizzato’ (a poco importando gli aggettivi come ‘funerale laico’, palliativi per esorcizzarne il senso o la ricezione).
Il tutto senza che quei beoti di Parlamentari se ne rendano conto, al contrario di quei pochi che, probabilmente, lo hanno fortemente voluto…


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