Umberto Eco scriveva come ‘l’uomo medievale’ vivesse ‘in un mondo popolato da significati, rimandi, sovrasensi, manifestazioni di Dio nelle cose, in una natura […] in cui il leone non era solo un leone, una noce non era solo una noce, un ippogrifo era reale come un leone, perché come quello era segno, esistenzialmente trascurabile, di una verità superiore’.
A questo pensavo, ieri mattina: quei nostri antenati, da noi liquidati come ‘arretrati’, ‘ignoranti’, ‘incapaci di ragionare’, in realtà, entrando in una Chiesa del loro tempo sarebbero in grado di decodificarla tutta, di spiegarne il messaggio che -proprio per loro- era stato ‘scritto’. Con i simboli, appunto; con una ‘lingua universale’, quella dell’immaginario, capace di far breccia nell’illettarato come nel sapiente, nel povero come nel ricco.
Solo il nostro pregiudizio, la nostra presunzione condizionata dalla prospettiva illuministica, ci ha precipitati nella più bieca e incurabile delle ignoranze: quella che si fa ‘forte’ appunto, della presuzione di avere i mezzi per conoscere tutto.
E, invece, entrare in una cattedrale gotica, come in una basilica rinascimentale, produce nell’equivalente odierno del contadino medioevale, cioè il medio borghese in pinocchietto con cappellino, una bocca spalancata, travolda da una bellezza che -però- resta fine a sè stessa.
A ‘coronamento’ di simili pensieri, in mattinata si ricorrevano i post di amici con quella specie di bianca jacuzzi con sopra una lastra di marmo, che stanno utilizzando per le messe della GMG di Lisbona.
Il tutto dentro questo ‘azzurro work in progress’, tutto volutamente impalcato che dovrebbe essere ‘l’altare’.
Spazi da riempire: direbbero oggi ‘dai nostri sogni ed aspirazioni’ o, come mi è capitato di leggere, dalla ‘nostra attesa’ di una Chiesa nuova.
Insomma: la gomma da cancellare è stata usata volontariamente e diventa ‘programmatico’ -in questa Chiesa qui- il dovere di non lasciare più traccia alcuna, dovendosi ciascuno ‘portare dentro’ -magari- la ‘sua esperienza’.
Un foglio bianco, come il mezzo confetto rovesciato su cui dovrebbe compiersi il Sacrificio per eccellenza, che non devono dire nulla; woke per i woke.
Peccato però che questo vuoto sia riempito, ogni minuto, altrove. E non certo dal messaggio cristiano.


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