La vita di un avvocato, si sà, è fatta di processi.
Come se non bastassero quelli che già ci sono, mi capita di leggere proposte di farne qualcuno a questo o a talaltro Santo.
La provocazione ha funzionato: così -ieri- riflettevo su quali Santi fossero stati, a mia memoria, già ‘processati’, secondo le leggi e le consuetudini del secolo, di questo. E su come -in verità- il processo alle vittima innocente sia, in fondo, l’ultimo cascame possibile al quale approdare affinchè si rovesci nel suo opposto, nel suo ‘anti’, la civiltà ispirata dal messaggio cristiano.
E, ieri, mi tornava in mente quel “Povera santa, povero assassino. La vera (sic) storia di Santa Maria Goretti” di Giordano Bruno Guerri, testo anticipatore di una simile tendenza.
Stamani mi sveglio e scopro che oggi è la festa… di Santa Maria Goretti.
La tesi dell’attuale presidente (e anche direttore generale) della Fondazione Vittoriale degli Italiani è che la figura di Alessandro Serenelli, l’assassino di Maria Goretti sia stata manipolata e sfruttata al fine per esaltare, per converso, quella della martire anche -se non sopratutto- a fini propagandistici della sacrestia.
Un’idea che, già nel 1953, faceva a pugni con la circostanza che persino Palmiro Togliatti (non certo un campione di moralismo) additasse quella ragazza come esempio ai giovani comunisti, ma tornata buona nel revival dell’ipersessualismo -con annessi e connessi ‘diritti’, ‘riproduttivi’ e non- di certo mondo radicale.
A Serenelli, scrive il Guerri, sarebbe stato persino dettato l’epitaffio: tanto sopsetta sarebbe stata la sua conversione.
Evidentemente, in una certa cultura, lo stupratore condannato dovrebbe essere raffigurato sempre in cella con le copie di Penthouse sul comodino.
E invece no: il nostro -la cui premeditazione fu abbagliante per gli inquirenti: voleva Maria solo per sè e, essendo lei prossima a partire per l’America temendo di perderla, agì per ucciderla- entrato in carcere, pian piano si convertì.
Finiti che furono i 30 anni di galera (lo salvò dall’ergastolo il fatto che fosse anche lui minore d’età, rispetto alla sua vittima undicenne), chiese ed ottenne il perdono della madre di Maria, quella Assunta Carlini che si vede con lui nella foto qui sotto.
Un perdono che resta lo scandalo più inaccettabile per il secolo che oggi, e da decenni, è tornato a riavvilupparsi nella spirale dei vecchi secoli: quella in cui la vittima innocente deva pagare.
Anche da morta.
P.S. A completamento -direi abbastanza significativo- di questa storia, una curiosità: colui che avvicinò per primo e aiutò Serenelli a convertirsi, fu Mons. Blandini, l’amato Vescovo di Noto, nel cui carcere l’assassino di Maria Goretti venne custodito dal 1902 al 1918.
Così alla suggestione del tempo, si unisce -almeno per me- anche quella del luogo…


Lascia un commento