E’ davvero troppo forte la dispersione di questi giorni; tale, in particolare, da aver impedito le consuete meditazioni sui Cuori a cavallo fra venerdì e sabato.
Al loro posto, un senso di vuoto, pesante e in ‘accordo’ la consapevolezza di una nullificazione che avanza inesorabile tutt’intorno.
Ieri, volendo riprendere un po’ il filo, pensavo al pasto della vera Carne, ritornando a quanto -ormai- e patrimonio comune degli straordinari eventi eucaristici che si ripetono nei secoli: quella Carne e quel Sangue sono, precisamente, ‘cardiaci’ appunto.
Il muscolo cardiaco ha questa ‘ambivalenza’: de esso passano, separati, il ‘sangue buono’ (quello arterioso, con l’ossigeno) e quello ‘cattivo’ (il venoso). E il nostro, analogamente, resterà sempre un organo ambivalente, soggetto alla divisione, allo strazio, alla pena di un male che lo riempie. Di un organo da cui esso pare sgorgare…
“Com’è vuoto, il cuore dell’uomo, e pieno di lordure!”, riportavo alla mente Pascal, e oggi lo ritrovo qui con la sua ineguagliabile attualità: quell’attualità che è sintomo di eternità del pensiero.
195 -calcolano a posteriori- sarebbe stato il suo quoziente intellettivo: eppure lasciò quella matematica nelle quale aveva compiuto meraviglie per la filosofia e la fede. Il cuore fu più forte di una mente insuperabile, che da allora venne resa ‘ancella’ di quello.
Quel cuore fu, se fosse stato possibile, più grande: e lo slancio -di una volontà che sarebbe stata ferrea- lo stava portando ad un’apologia ‘definitiva’ del cristianesimo.
‘Troppo’, forse, per quel Deus che pure l’ancor giovane Blaise aveva intuito ed amato come ‘absconditus’, il Dio nascosto: troppo genio e troppo amore, troppo per noi, poveri ‘limitati’.
‘Troppo’ persino per il suo Dio, per rischiare di essere troppo difeso, troppo amato, magari troppo ‘dimostrato’…
Ma quel troppo poco di 39 anni, di pensieri raccolti e messi per iscritto solo quando apparvero a lui scritti il meglio possibile; quell’incompiutezza; quella sola promessa di immortalità, sono bastate.
Furono «Feu» il fuoco divampante del Memorial di un’anima capace di lasciare in altre menti ed altri cuori scie di luce.
«Grandeur de l’âme humaine».
Sì, l’anima umana può essere grande, contenere ogni pienezza, ispirare -anche con pochi anni, e pochissimi pensieri, fra le migliaia rimaste dentro una memoria prodigiosa- generazioni.
400 anni fa, nasceva la nostra ‘radice’; la ‘radice’ dei convertiti (Guitton, Messori) che mettono la mente al servizio del cuore.
Che portano sempre cucito al petto il loro genio e il ricordo del giorno in cui esso venne messo ‘al servizio’.
Nella foto, il Memorial trovato addotto a Blaise Pascal il giorno della sua morte:
«L’ANNO DI GRAZIA 1654
Lunedì, 23 novembre, giorno di S. Clemente papa e martire, e d’altri del martirologio romano.
Vigilia di S. Crisogono martire, e d’altri.
Dalle dieci e mezza, circa, di sera, fino a mezzanotte e mezza circa.
FUOCO.
Dio d’Abramo, Dio d’Isacco, Dio di Giacobbe.
Non dei filosofi e dei dotti.
Certezza. Certezza. Sentimento. Gioia. Pace.
Dio di Gesù Cristo.
Deum meum et Deum vestrum.
«Il tuo Dio sarà il mio Dio».
Oblio del mondo e di tutto, tranne Dio.
Non lo si trova che per le vie insegnate dal Vangelo. Grandezza dell’anima umana.
«Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto».
Gioia, gioia, gioia, lacrime di gioia.
Io me ne sono separato;
Dereliquerunt me fontem aquae vivae.
Dio mio, mi abbandonerete?
Che io non ne sia separato in eterno.
«Questa è la vita eterna, ch’essi ti conoscano solo vero Dio, e Colui che tu hai mandato, Gesù Cristo».
Gesù Cristo.
Gesù Cristo.
Io me ne sono separato: l’ho fuggito, rinnegato, crocifisso. Ch’io non ne sia mai separato.
Non lo si conserva che per le vie insegnate dal Vangelo. Rinuncia totale e dolce.
Sottomissione totale a Gesù Cristo e al mio direttore. Eternamente in gioia per un giorno di prova sulla terra. Non obliviscar sermones tuos. Amen».


Lascia un commento