C’è, ovviamente, qualcosa di davvero buono, o una sua nostalgia, nel ritornello che ha accompagnato sui social -ma anche in TV- i ricordi delle madri di ieri.
‘Auguri Mamma, ovunque tu sia’.
Da un fondo sempre più lontano nei pensieri, nella mente.
Da un fondo alimentato dal ricordo o, chissà, dal nostro sangue.
Oppure, da un fondo ‘ontologico’, inevitabile siccome iscritto in una ‘programmazione’ che solo una superficiale lettura ‘positivistica’ associa a retaggi sociali o meramente culturali.
Da quel fondo permane -laddove tutto appare in via di cancellazione se non eradicato- il flebile barlume -indistinto- di un ‘oltre’, di una ‘dimensione’ misurabile, di un luogo dove i nostri cari, non più qui, possano trovarsi.
Ma il secolo -questo secolo pasticciato e pasticcione- ci mette del suo, lasciando il segno in quel ‘ovunque’ che è quasi un chiedere scusa a chi legge; un chiedere venia alla mentalità corrente, al nulla dell’inopportunità di porsi, con drammatica serietà, LA domanda, anche se riferita a coloro che ci sono stati più cari.
Vogliamo salutarli, i nostri cari, tenerli ‘presenti’ pure fra questi pixel e schermate, senza andare in fondo: sono tempi così, nei quali -poichè non si vuole andare in fondo- si finisce per… andare a fondo.
E, così, il nostro caro è lasciato in un… limbo che non sappiamo neanche se esista.
C’è -sia chiaro- un che di sensato anche nella prospettiva cattolica in quel ‘ovunque’.
Tuttavia, esso non può che assumere il senso di una sospensione non sul ‘se’, ma sul ‘dove’: paradiso o purgatorio, secondo la speranza cristiana ed una dottrina che -con sapienza profonda, che serve più a noi che a chi non c’è più- ci vieta espressamente di ritenere all’inferno questo o talaltro, di persona personalmente.
Il passo vero è dare un significato a quel ‘ovunque’: focalizzarlo e, così, ‘riempire’ quel termine con qualcosa di più solido, duraturo, saldo.
Passare dal ricordo alla preghiera, ‘saldando’ il legame, ritenendolo non terminato del tutto, ma vivo.
Facendolo uscire dal fondo del ricordo per consolidarlo ‘memoria’ e, quindi, diversa ma non meno reale ‘presenza’.
Assumerà un senso -il più corretto- anche quel ‘tu sia’: richiamo all’essere che non può che ‘essere per sempre’.


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