Domenica scorsa, il movimento ‘verso l’alto’ delle tentazioni di Cristo nel deserto.
La cosa mi ha fatto tornare in mente un’altra ‘sequenza’, l’impilaggio -non nello spazio, ma nel tempo- dei servi a cui sono consegnati i talenti, nella parabola riferita da Matteo e da Luca.
Quello a cui sono consegnati i più arriva per primo ed è il più tempestivo: li impiega subito e ne guadagna altri cinque.
Il secondo ne ha di meno, ma non ci viene detto quando li impiega: sicuramente dopo il primo.
Del terzo, l’ ‘infingardo’ e ‘malvagio’, presentatosi per ultimo (o contattato per ultimo), sappiamo il comportamento: sotterra l’unico talento affidatogli, mettendolo addirittura a rischio…
Ora, volendo sovrapporre questa parabole a quella che dovrebbe essere la storia dei servi di quel Re che i cristiani attendono, cioè la nostra, non c’è molto di che essere allegri: noi abbiamo tutta l’aria di arrivare alla fine.
O, quasi.
E, invero, di talenti, in giro, se ne vedono pochi mentre infingardaggine (cioè inerzia o indolenza) e malvagità -purtroppo- non mancano…


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