Dopo decine e decine di visioni, il Cavaliere Oscuro di Nolan riserva piccole ‘chicche’ di senso.
Mi accorgo solo ora che Nolan chiama i due traghetti in fuga da Gotham, ostaggio di Joker, Liberty e Spirit.
Nel primo, e non credo sia un caso, ci viaggiano i liberi cittadini che sono riusciti a salire; nel secondo i ‘topi di fogna della collezione di letame di Harvey Dent’, i galeotti già condannati.
E a loro che il Clown del crimine propone il suo ennesimo dilemma morale: usare il detonatore fatto rinvenire su ciascuna nava per fare saltare all’aria l’altra, prima che lo faccia lui allo scoccare della mezzanotte.
I detenuti, in maggiornaza rispetto alla guardie, hanno già ucciso e rubato: per loro un delitto, sebbene così atroce, sarebbe il meno, ‘giustificato’ dal diritto-possibilità di difendersi dall’eventualità che i passeggeri dell’altra nave lo possano fare prima di loro.
Per questi ultimi, vale la loro ‘superiorità morale’ di liberi cittadini, incensurati, onesti lavoratori e lavoratrici, con figli innocenti al seguito: tutto li legittima ad agire, premendo il pulsante del telecomando a distanza, per far esplodere il traghetto carico di trasgressori e peccatori.
Di questi ultimi, davvero, è interpellata dal male che tenta la ‘libertà’; nei primi è interpellato ‘lo spirito’, ovviamente ritenuto corrotto, perduto, abituato al male, pronto a ripeterlo.
E quelli che vanno più vicino a far saltare l’altra nave (o la propria? Joker potrebbe avere, ancora una volta, ‘giocato’ con la verità, dando il telecomando delle propria nave a ciascuno dei due traghetti, portando i loro passeggeri alla definitiva perdizione per loro stessa scelta…), dicevo, quelli che vanno più vicino sono i ‘liberi e integerrimi’.
Ma, alla fine, al di fuori della scena, in lotta col male che tenta, c’è Qualcuno che lotta e spera, che ha fede nel bene che entrambe la catregorie possono ancora fare: Batman…
I traghetti si salvano entrambi, rinunciando a usare i detonatori.
Non basta la libertà, se non c’è lo spirito…


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