Un sabato mattina a Siracusa, in attesa di mia figlia…
L’attesa inizia al Santuario della Madonna delle lacrime: per non sovrapporre il mio rosario a quello già iniziato, prendo l’ufficio delle letture e, subito, d’impatto piomba su di me l’escatologia ebraica di Daniele, impostata dal breviario in vista delle non certo soavi parole del Cristo della domenica appena passata. Quelle sulla fine della storia umana, un’altra delle scommesse nella scommessa che il Cristianesimo propone a mo’ di sfida a credenti e non…
Quella lettura, in quel luogo, fa un certo effetto: di fronte a me, ho il quadretto dei coniugi Iannuso da cui -nel 1953- uscirono lacrime ‘inspiegate’.
Ho sempre vissuto con disagio il Santuario: mio padre era devotissimo della Madonnina delle lacrime e, poco prima di morire, fece un passaggio dal letto del vicino ospedale dal quale si vedeva l’enorme ‘goccia di cemento’, adagiata sul centro della Città.
Ma il disagio deriva dalla impattante e ‘datata’ modernità della costruzione, oltre che dal fatto che, anni addietro non mi piacquero punto alcuni affreschi ivi presenti.
Ma sabato qualcosa mi ha ‘riconciliato’: la teoria delle cappelle laterali.
Da un lato, la Divina Misericordia, la Sindone, la Croce e i commoventi ex voto delle nascite ‘ottenute’: bavaglini e foto di bimbi e bimbe impetrati…
Dall’altro, Lucia, Padre Pio, Giovanni Paolo II e San Paolo.
Niente di spettacolare o artisticamente destinato alla gloria: anzi.
Ma una semplicità disarmante, dentro la quale -per chi sa leggerli- s’intrecciano scie di sentieri misteriosi.
Il Papa polacco, invero, la cui mariana devozione si specchia su fatti straordinari, ricevette nella stanza del suo ricovero dopo lo sparo di Alì Agca la ‘visita’ del quadretto della lacrimazione, portatovi dall’Arcivescovo Costanzo. E visitò da giovane Siracusa ben prima di diventare Papa la Città e quel suo passaggio lo portò, ho scoperto da poco, a pochi chilometri da casa mia, fino a Capo Passero nel 1953, quando posero a Scalo Mandrie la statuina che introduce al mare: acqua salata, acqua di lacrime infinite….
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Paolo approdò, prigioniero dei Romani, a Siracusa nel 61 d.C..
Prima vi aveva sbarcato San Marciano, il primo protovescovo d’Occidente: mandato da Pietro stesso e martirizzato, racconta la Vita Pancratii, per strangolamento.
Paolo, sulle orme di Pietro, segue la via tracciata dai greci: curiosamente, il suo culto -e le foto del Santuario lo evidenziano- traccia una linea che dal mare va ai monti e (passando per Solarino) collega Siracusa a Palazzolo, l’antica Akrai…
E, però, il congiungersi della linea istituzionale con quella paolina, rappresenta il segno della decisiva ‘centralità’ di Siracusa, che innerva la sua storia.
Siracusa, infatti, è davvero il primo avamposto dell’ “oltre” ellenico: è il primo, fondamentale, ‘occidente’ della Grecia e, con essa, della civiltà europea.
E lo è anche culturalmente: secondo molti (Voegelin incluso) è pensando a Siracusa che Platone, per tre volte tornato in Città per il suo amato discepolo Dione, avrebeb scritto La Repubblica, il Politico e Le Leggi.
C’è all’arrivo dell’apostolo delle genti, anche una comunità ebraica, fra le più antiche della diaspora.
E, quindi, alle viste della fede, ma non solo, Siracusa può ben definirsi un luogo dalle chiare implicazioni metastoriche.
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La Siracusa di oggi, infine, è crogiuolo di molti influssi. Non ultimi, quelli massonici.
Città politicamente difficile, complessa, insidiosa se non infida.
Vi riecheggiano ancora le voci lontane degli oligarchi, anche se non è dato, negli ultimi decenni, rinvenirvi l’eco di qualche tiranno.
Da qui, davvero, si è spalancato l’Occidente: con le sue glorie e, sopratutto, con le sue contraddizioni.


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