Con un po’ di tempo a disposizione, cerco di tornare alla singolare ‘coincidenza’ del 21 aprile, che è un aspetto della ‘coincidenza’ stessa fra Roma e la Chiesa: quel poco di universalità e di eternità, infatti, che è possibile ancora oggi rinvenire in quella Città -al di fuori delle inanimate pietre che furono imperiali- lo si deve alla Catholica.
Il luogo di Roma nel quale la Santa Sede si è ritirata, dopo aver esteso per oltre un millennio il potere temporale (dal 756 al 1870), è il ‘famigerato’ Vaticano.
‘Famigerato’ perchè, si sà, è sempre al ‘Vaticano’ che vengono associati potere, prestigio, influenza, con le relative ‘magagne’ ed assortiti ‘oscurantismi’: come se altrove nel Pianeta la facessero da padroni trasparenza, purezza o incontaminate bontà ed onestà…
Leggo che la zona prende il nome, secondo alcuni, da ‘vaticinor’, per il fatto che -nell’antichità- in quel luogo avrebbero operato indovini ed aruspici.
Tuttavia, l’etimologia più accreditata vedrebbe il termine derivare dal latino Vat(g)icanus, una divinità pagana chiamata ad assistere i neonati nel loro primo vagito.
In rete, ovviamente, qualche esprit fort ha ironizzato su questo, alludendo, appunto, alla sorgiva natura pagana della divinità.
Tuttavia, come al solito, voluta o meno che si stata, la scelta di questo luogo per ‘comprimere’ in un territorio appena minimo, ma giuridicamente e politicamente autosufficiente, in grado di garantire coordinare i compiti, ‘universali’ appunto, della Chiesa Cattolica, non può non colpire.
Il Cristianesimo, infatti, è la religione di un Dio che, prima di farsi uomo, si è fatto, invero, bambino.
Anzi, neonato.
Un Dio il cui primo soffio di voce all’interno storia umana deve essere stato, guarda un po’, proprio un gemito, un ‘vatgitus’…
Il modo -gemiti inesprimibili- con il quale, peraltro, secondo la Scrittura, si esprime quello Spirito promesso, dall’inizio e fino alla sua fine, alla Chiesa che -su Pietro- è stata fondata…
(Post su Facebook del 24 aprile 2025)


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