viva la paternita’ (soprattutto quella biologica)

Dopo aver accumulato una notevole, sia pur non esaustiva esperienza (quasi quindici anni), posso azzardare qualche vagito sul fatto di essere padre. Non è una forma povera di esprimersi: ho usato la parola “fatto” perchè essere padri, diventarlo, è anzitutto un innegabile ed indiscutibile fatto di natura, senza il riproporsi del quale il genere umano si sarebbe estinto. Solo una retorica arida, vagamente renatozerista e a forte sospetto di gnosi, può ridurre la paternità biologica alla donazione, al rilascio di uno spermatozoo, staccando questo significativo incontro biologico, miracolo della generazione fisica, da quanto lo precede e da quanto segue. Com’è proprio di anche una mentalità squallida, che stacca la sessualità dall’amore, anche quando sembra volerlo esaltare: l’amore di un essere umano è fatto di un incontro che la nostra dimensione fisica deve poter condividere. Ecco perchè il nemico, oggi, sta provando pure con la maternità quell’operazione di separazione (il verbo che lo rende in greco è diabàllo…) dalla genitorialità biologica che, semanticamente, socialmente e giuridicamente da decenni gli sta riuscendo con la paternità. E così solo da due scintille fisiche, e non certo solo da due “parole t’amo”, da uno scambio di sospiri o di semplici sguardi, che è dato poter ricavare una nuova vita, un nuovo corpo, un essere che è materia da generare, prima che da nutrire o da coccolare e proteggere. E’ solo una mentalità che vuole ridurre tutto a spirito -negando la carne- che può ridursi ad accontentarsi della paternità virtuale, con la scusa magari di esaltare quella adottiva. Mi piace pensare, infatti (e così omaggiamo il grande dono di questo giorno, San Giuseppe), che il Padre celeste non volle far nascere e crescere Suo Figlio, il Nato da Donna, con un padre adottivo solo perchè una convenzione, un rito, un’apparenza fossero “salvati”. No: l’umanità di Cristo aveva bisogno di crescere nel contesto di una paternità umana; aveva bisogno degli abbracci di un padre umano, dei rimproveri di un padre umano, dello sbottare di un babbo talvolta incazzato. Il “figlio del falegname”: quanta dignità data da quel riferimento su Gesù al modo di essere di una persona umana di sesso maschile; la dignità di un lavoro che è un’arte prima di essere un mestiere che forgia la materia; le ‘dritte’ di un papà al figliolo che, non distratto da Playstations, telefonini ed altre diavolerie, stava con lui, incuriosito da quello che il suo genitore faceva ogni giorno, per mantenerlo, applicandovi passione, cura e dedizione; esprimendo il senso del dovere verso chi gli aveva commissionato un aratro o una zappa e, nel contempo, il senso della dignità del compenso giusto ed equo per quel lavoro d’artigiano svolto. Aveva bisogno, il piccolo Gesù, di essere generato nella sua carne, impastata di esperienze umane come un padre umano solamente poteva fare. Il piccolo Gesù, che -fra i leviti del tempio che lo ascoltavano a bocca aperta- aveva apostrofato i suoi ricordando loro che doveva occuparsi delle cose del Padre Suo, veniva alla fine della storia ripreso dal suo papà terreno, messo seduto sulla sella dell’asinello e riportato a casa perchè i suoi genitori avevano deciso che ancora non era giunto, umanamente, il tempo di occuparsene. Sì: un padre di carne ci vuole, eccome, e non solo per generarlo nella carne un figlio. Perchè, certo, “generare’ -che è esattamente il termine che usiamo per dare l’idea del rapporto fra il Padre ed il Figlio nel credo (“Generato, non creato, dalla stessa sostanza del padre”)- generare è essere da qualcuno prendendo da quel qualcuno, a cominciare dalle cellule, continuando con il carattere, proseguendo con l’immagine ed il somigliare e finendo con l’interminabile trasmissione-proposta di un bagaglio di vita, una valigia di esperienze, afflati, sostegni, da portare con sè quando si sarà soli, quando un papà magari non ci sarà più. Ecco perchè è bello essere padri: per lo stesso motivo per cui è faticoso e frustrante. Perchè a tuo figlio vorrai dare tutte le tue frecce perchè le usi e però lui avrà imparato ad usare non solo quelle che gli hai dato, ma quelle che sarà riuscito a costruire da solo, guardando le tue.

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