“…perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere” (Matteo, 25, 35)
Si fa un gran parlare di ‘ultimi’: da qualche decennio è diventato quasi un mantra, con solidissime ed inconfutabili motivazioni, ma pur sempre un mantra sul quale sono state costruite carriere di ogni genere.
Il brano evangelico che ho copiato è inserito nel contesto in cui sono elencate alcune tipologie di ‘ultimi’: e il discorso di Gesù non è un panegirico socio-economico, un programma politico-rivoluzionario; è la descrizione del Giudizio Universale, del Giudizio anch’esso ‘ultimo’, posto al termine della storia, nel momento in cui essa sfocerà nell’eternità.
Qui è richiamata, insomma, la fine di ogni realtà terrena: e non è un caso che gli ‘ultimi’ saranno i primi nel Regno che avrà ‘inizio’ con quel Giudizio.
‘Ultimità’, insomma, richiama la fine…
E chi c’è di più ‘ultimo’, di più ‘finito’ -anche nel senso di più vicino alla fine- di chi sta morendo?
Chi, più di lui, evoca in noi l’idea di una ‘povertà’, la ‘povertà’ di chi -di lì a poco- non avrà più nulla, perchè perderà la vita?
Chi, più di lui, evoca in noi l’idea di quel passaggio terribile in cui gli sarà spalancato il bivio fra quelli che stanno alla destra e quelli che stanno alla sinistra del Giusto Giudice?
Oggi ho letto da qualche parte, che la Chiesa cattolica starebbe considerando l’idea (definita ‘rivoluzionaria’) di rinunciare all’idratazione ed all’alimentazione dei malati terminali ‘quando questo fosse inutile’…
Starebbe considerando l’idea di rinunciare a dare da mangiare all’affamato e da bere all’assetato, insomma, proprio quando egli è più ‘ultimo’ (si sà, peraltro, che nessuno è più ultimo di chi è ‘inutile’).
E dicono che stiamo vivendo tempi più ‘evangelici’; non sembra questo, propriamente, il caso.


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