Una gita estemporanea, qualche domenica fa, ci ha portato a Siracusa.
Dal museo P.Orsi alla Chiesa di San Giovanni alle Catacombe il passo, si sa, è brevissimo. Così breve che, come di consueto… non ci viene di farlo, lasciando tanti luoghi vicini -carichi di significato- inesplorati giusto perchè… troppo vicini.
San Giovanni, dunque.
Confesso che non ne conoscevo storia né significati. Né sapevo che qui -nel luogo in cui Paolo di Tarso avrebbe predicato, non appena arrivato in Sicilia- sarebbe stato sepolto inizialmente quello che è considerato dalla tradizione il primo Vescovo d’Occidente, quel san Marciano che è venerato da cattolici ed ortodossi, oggi ‘diviso’ fra Gaeta e Messina.
San Giovanni alle Catacombe è rimasta una chiesa, ancora consacrata ed utilizzata, senza copertura; esposta, dunque, alle intemperie e a quella per eccellenza, la pioggia.
Così come fortemente legate all’acqua, specie piovana, sono le attigue catacombe, luoghi di culto sepolcrale: un complesso sistema consentiva di utilizzare alcune stanze come cisterne di quanto cadeva dal cielo.
Ora, saputo ciò, uscendo non ho potuto fare a meno di notarlo: a due passi, aldilà del viale Teocrito, sta un altro luogo legato ad ‘acque’ che possono dirsi ‘cadute dal Cielo’: il Santuario di quella Madonna delle Lacrime e, nella vicinanze, la modesta casa dei coniugi Iannuso, laddove si ripetè più volte, inspiegabile, quel prodigio.
Qualcuno ha scritto ieri che la lacrimazione avvenne in casa di una famiglia come segno e ammonimento del pesante attacco che la famiglia avrebbe subito, dal dopoguerra in poi.
Sono d’accordo.
Ma non posso fare a meno di notare come questa stessa Madre abbia voluto ‘piangere’ a due passi dall’originario sepolcro del primo dei vescovi dell’Occidente di una cristianità allora unita. A due passi dal primo luogo dell’Occidente, così come oggi lo conosciamo, in cui predicò l’Apostolo delle Genti.


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