Al termine dell’infausto 2017, pieno zeppo di pluricentenari di tragedie inenarrabili, fratture cosmiche come mai nella storia, celebrate in modo grottesco come ‘grandi conquiste’, ha fatto capolino una notizia ‘da esperti’.
La Disney, infatti, si è pappata il ‘ramo creativo’ della 21st Century Fox per la inquietante cifra di 66 miliardi di dollari, diventando il più grande colosso del settore dell’intrattenimento.
O, se vogliamo rendere il tutto ‘poetico’, della ‘fantasia’.
‘Meglio’ di così -in termini d’impatto, peggio sotto tutti gli altri aspetti- non poteva introdursi l’anno appena iniziato.
Quello in cui -di anniversario- se ne festeggerà uno, ed uno soltanto, ma ‘buono’ (sempre si fa per dire): quello del ’68.
Uno slogan di quel crinale della storia, di quell’anno in cui tutto ha cominciato a liquefarsi era ‘l’immaginazione al potere’, grido di battaglia contro ogni autorità, contro ogni schema, ogni realtà prestabilita o costituita.
Impressionante, quindi, che oggi, all’alba dei 50 anni da allora, stiamo qui ad ‘ammirare’ -un po’ attoniti- l’immaginazione per eccellenza (quella ‘di Topolino’, dell’utopia -in fondo distopica- di ‘Fantasia’) diventare inarrestabile potere economico, monopolista di tutto ciò che potrebbe passare da ogni schermo davanti ai nostri occhi in qualunque momento.
E’ ‘giusto’ così: tutto l’inesauribile cambiamento del costume propalato in termini di ‘liberazione’ dal ’68, infatti, oggi trionfa proprio grazie all’apporto determinante dell’immaginario cinematografico, televisivo.
Chi controlla l’immaginazione, oggi, controlla il potere: ispira, guida, lancia, condiziona…
E, come sempre è capitato quando abbiamo sperimentato -nella storia umana- vari tipi di ‘liberazione’, alla fine ci siamo resi conto di aver lasciato da qualche altra parte proprio la ‘libertà’, sotto il tallone di un nuovo e più vorace ‘potere’.


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