Sono giorni convulsi, di ‘lotta’, con il tempo e gli strumenti che abbiamo.
La ‘lotta’ -a partire da quella con sè stessi, è chiaro- è finalizzata a ‘trattenere’, ‘frenare’ il processo dissolutorio in atto, la tracimazione di una realtà che si fa sempre più liquida, se non ‘gassosa’, fino ad apparire inconsistente.
La ‘consistenza’ del reale è, anzitutto, il suo ‘senso’ ultimo: ma vediamo abbastanza chiaramente che il reale (e la sua percezione) sono ormai brutalizzati da secoli di relativizzazione, piegati dapprima a scopi più o meno ‘alti’; di seguito ad utilitaristici ‘progetti’; oggi, semplicemente, ai più infantili capricci.
Non passa giorno, però, senza che mi chieda se tutto questo ‘dissolversi’, ‘disperdersi’ in realtà ‘non faccia parte del piano’.
Meglio ancora: se non sia in fondo tollerato da un Dio che ama e rispetta così tanto la libertà dei suoi figli al punto di accettare il dolore di un suo utilizzo così ‘dissennato’ (un utilizzo, appunto, in cui è dato per scontato che la realtà non abbia più alcun senso).
Che vadano trattenute insomma, ‘marianamente’, solo dentro il nostro cuore le ‘cose’, gli avvenimenti, i valori, e le energie che stiano usando (e forse sprecando) per lottare contro la marea che pare travolgerci, al fine di utilizzarle ‘dopo’, quando essa si sarà ritirata, quando saranno indispensabili per ricostruire.
Ritirarsi ad osservare -un poco inorriditi- un mondo lasciato, per sua stessa volontà, a se stesso, alla propria presunzione ed alla propria superbia.
Me lo domando e chiedo a Chi sa di farmi prendere la decisione giusta.


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