cosa ci lascia alfie?

Tanto, forse troppo per noi, ormai disabituati all’essere umani, all’essere credenti, impegnati come siamo ad apparire solo credibili.

Nell’immediato, nell’emozione cupa di un risveglio senza di lui, credo si possa dire:

– che ha lasciato aperto uno squarcio sulla realtà meravigliosa di una piccola vita che ha saputo lottare ben aldilà delle previsioni (o degli auspici…) di un potere tecnocratico volutamente sordo, incapace di andare oltre la propria autonarrazione fondante;

– che ha illustrato come un padre ed una madre possano davvero dare tutto di loro stessi per il figlio, smuovendo mari e monti pur di garantirgli -giorno dopo giorno- un’altra alba da guardare, sia pure dalla stanza di un ospedale, oltre che il loro caldo abbraccio;

– che ha acceso tanti fari -a cominciare da quelli, all’inizio un po’ tanto spenti, dei media mainstream- su quello che è già diventato ciò che oggi chiamiamo la ‘nostra civiltà’: un coacervo di parole che, girando vorticosamente su loro stesse, sperano di tenere in piedi una cieca volontà di potenza sull’individuo, sulla sua vita e sulla sua libertà;

– che la luce accesasi su questo scenario di eccessi umani in quel di Albione, comunque proietta dai protagonisti un’ombra dietro la quale si intravede una realtà terribile: quella di un potere che non è solo “i medici dell’Alder Hey”; il “giudice Antony ‘rainbow’ Hayden”; le Corti Supreme, ecc. No, è il potere che ha consentito loro di tenere duro, che ha sicuramente ‘garantito’ e sostenuto dietro le quinte: il potere che ha puntato da sempre al sacrificio umano di un innocente, al suo sangue da spargere. Ne sono certo: come noi abbiamo, con povere preghiere e con ancor più povere parole, sostenuto Tom e Kate nella loro battaglia, altri, dall’altra parte della barricata hanno fatto il loro a modo loro, nell’oscurità a cui appartengono.

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