un granello di realta’

Nulla è in grado di avvelenare il cuore umano come un’illusione.

Dal più piccolo dei desideri, ai rapporti interpersonali, al piano più grande della società e della politica, il meccanismo dell’illusione funziona in modo efficacissimo ed è capace di smuovere anche le montagne.

Tuttavia ha dei costi sanguinosi per la psiche umana e, a cascata, per ogni comunità, piccola o grande che sia.

In fondo, le ideologie se ne sono avvalse appieno per smuovere le masse. Ed anche oggi, le post-ideologie, si servono dei ‘mondi nuovi’, degli ‘scenari’ o -immaginificamente- delle ‘visioni’ (o di quel loro contrappunto dialogico che sono le ‘narrazioni’) per crescere nei consensi.

Pensate all’oggi: gli utopici ‘scenari’ in cui tutte le diversità convivono in un afflato di fraternità, appiattendosi, così come gli opposti ‘scenari’ del particulare elevato a caldo ‘rifugio’, a nido incontaminato e sicuro, si contrappongono scatenando ferocia, reazioni violente, avvelenando -insomma- parole e fatti.

E con essi i cuori.

E tanto più uno scenario, un sogno, viene oggi ritenuto a portata di mano, realizzabile sul piano terreno, tanto più esso esaspera la vis contro il diverso, il nemico, chi si oppone ovvero solo obietta qualcosa che ci distolga da esso.

Sbaglierò, ma il cristianesimo -nella sua variante cattolica- ha sempre contrapposto a queste palingenesi da realizzare in terra almeno una doppia arma.

Da un lato, la prospettiva di un Regno che ‘non è di questo mondo’, un Regno in cui gli Angeli non solo non scendono, ma neanche lottano o combattono su questa terra queste battaglie.

E non per qualcosa, ma perchè -appunto- per quanto animati dal più nobile degli ideali, noi -creature terrene- non saremo mai angeli…

Il che ci porta all’altra ‘arma’: la consapevolezza di non essere angeli, il non crederci mai tali, la percezione continua del limite ed il combattimento con noi stessi che avviene in ogni attimo presente anche contro questa tentazione e questo inganno, sono l’unico rimedio personale contro l’illusione.

Essa sposta -peraltro- sempre ad un ‘dopo’, ad un tempo ideale e però futuro, la nostra realizzazione: con ciò distogliendoci dal presente che è il tempo esatto (anzi, l’unico!) in cui la battaglia va combattuta, in cui il rinnovamento e la crescita devono compiersi.

Quando il Cristo afferma che il Regno di Dio è come un granellino di senape che poi si trasforma in un grande albero, non addita solo l’idea di una piccolezza che è destinata a crescere e diventare grandezza.

Non è solo questo, no.

E’ che, in fondo, il granellino di senape cresce da sè, in perfetta solitudine, nella sporcizia del terreno ed è il SUO crescere, il suo essere diverso da sè nel mutamento, ma il rimanere nel contempo sè stesso, che lo rende -ora dopo ora, giorno dopo giorno- un grande albero.

Un albero concreto e frondoso, che possiamo toccare con mano.

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