cattolico. e avvocato

Per un curioso ‘twist’, il ricordo dell’uccisione di Giorgio Ambrosoli, rinverdito da un bel banner del Consiglio Nazionale Forense stamattina, si accavalla a qualche riflessione che vado facendo a partire da una dichiarazione di un altro famoso avvocato, Raffaele Della Valle (il banner sta nel primo dei commenti a questo post, il testo ‘pride’ del penalista nel secondo).

Della Valle, giustamente, rivendica la grande importanza del ruolo dell’avvocato penalista ma, nel farlo, si ‘appoggia’ quasi ad una forma di ‘deminutio’ (anche oltre le sue intenzioni) di quello del civilista, ritenendo preponderante la difesa della libertà personale -dall’arbitrio, più o meno ‘legalizzato’ dello Stato- rispetto a quella degli interessi privati i quali, peraltro, spesso si contrappongono.

Ambrosoli e la sua vicenda dimostrano però che, per un avvocato che davvero sappia intendere in modo alto e nobile il proprio ruolo, l’occuparsi di interessi di natura economica, sebbene così diffusi e di preponderante importanza pubblica, come quelli che lo condussero al suo ‘martirio laico’, può rappresentare una pagina esemplare nello svolgimento di questa professione.

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Della Valle, in fondo, in quella dichiarazione ha trascurato una cosa che vicende molto recenti -e, peraltro, molto ‘stragiudiziali’, quindi ‘nascoste’ persino a quel ‘piedistallo espositivo’ che è il processo anche civile- mi hanno riconfermato: dietro un contrapporsi di interessi economici fra privati, spesso c’è un groviglio di storie, sentimenti e rapporti che vanno ben al di là, e rispetto ai quali la vil pecunia non fa che da mero ‘detonatore’.

Se due parenti non si parlano per vicende successorie, insomma, non è solo perchè ci stanno dei soldi da spartire, ma perchè -ad esempio- la morte di un congiunto può ben aver determinato l’esplosione di un conflitto.

E, spesso, noi avvocati siamo chiamati non solo a ‘filtrare’ stati d’animo, rancori o malintesi per lasciare spazio a freddi ragionamenti in ordine alle cose da dividere ed al loro valore. No, spesso siamo chiamati -e non solo per il bene del nudo ‘interesse’ del cliente, ma proprio per lui, per la persona del cliente stesso- a ‘decodificare’ tutto quanto va oltre il razionale ed il razionante.

Avendo -ed a me è capitato- soddisfazioni che vanno ben oltre: l’abbraccio e le lacrime fra persone ferite da eventi che spesso li superano e rispetto ai quali reagiscono in modo opposto.

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Ambrosoli, per venire al ricordo di oggi, mi ha fatto venire in mente un’altra cosa ‘d’orgoglio’: questa volta cattolico.

Quell’eroe borghese, come lo chiamano, rappresentò un esemplare di credente che seppe davvero trasfondere nella sua professione i valori della propria fede.

Non solo: una scorsa alla sua biografia, proietta aspetti dell’Ambrosoli ‘uomo’ che inquieterebbero ogni correctness odierna.

Inaccettabilmente, per certo modo di pensare un po’ piattumato di oggi, quel grande era non solo cattolico praticante, ma addirittura un convinto monarchico…

Eppure, agì con un toccante e profondo senso dello Stato.

Mi piace pensare che lo fece perchè, alla fine, era un ‘avvocato cattolico’.

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