Ieri riflettevo su quale capacità di manipolare i fatti abbiamo acquisito per i più disparati fini ideologici o propagandistici.
Pensavo: i fatti sono, anzitutto, fatti. Andrebbero presi per quel che sono.
E, invece, da sempre, la natura umana ricerca nel fatto ciò che lo ha preceduto – a partire dalle cause dirette e indirette- ed estrapola ciò che potrebbe insegnare, diventare narrazione o ‘innestarsi’, rinvigorendola, in un’altra narrazione.
Quanto ho detto per ultimo, fotografa appieno un aspetto ‘drammatico’ (anche nel senso di ‘drammaturgico’) dei nostri tempi.
Ma anche di tempi passati: i nostri antenati vaticinavano, prevedevano e -quindi- guidavano e manipolavano il prossimo persino sulla semplice scorta del modo di volare degli uccelli…
Ieri riflettevo così.
Oggi mi sono svegliato con l’assedio di Atene da parte di un fuoco assassino, cieco che -come dice il taglio qui sotto- ha ‘oscurato il sole’.
Gerusalemme, Roma e…, appunto, Atene: tre Città che -assieme- rappresentano, volenti o nolenti, ciò che siamo (per alcuni, ciò che non siamo più o addirittura non vorremmo più essere).
Atene rappresenta la ragione. E Atene è oggi circondata da fiamme accese chissà dove, chissà come. Le fiamme irragionevoli che si propagano portando la morte dell’uomo.
Perchè se Atene muore, un po’ -un po’ tanto- muore anche l’essere umano.


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