michelle bachelet e i ‘rovesci umani’

Fra i tanti ‘doni’ ricevuti da Facebook (che compensano ampiamente le abbondanti ‘cadute di braccia’ che è in grado di provocarmi), c’è quella dell’amicizia ‘virtuale’ con un professore universitario di filosofia, esule venezolano in Chile, Carlos Augusto Casanova.

Il quale è non solo fonte di notizie di prima mano e di opinioni serie e ponderate su quel Paese: è un profondo conoscitore delle dinamiche che, in Sudamerica, stanno portando in auge (sopratutto mediaticamente, con le solite, finto-epiche ‘leggende rosa’) le locali izquerdas, le sinistre.

Devo a Carlos Augusto un’altra cosa: le valutazioni da ‘governato’ sulla Dott.ssa Verónica Michelle Bachelet Jeria, per anni ‘presidenta’ di quel Cile in cui -grazie a lei- è passata quasi tutta intera l’agenda del bravo progressista del XXI secolo (aborto e gender inclusi) ed oggi ‘Alto commissario per i diritti umani’ dell’ONU.

In uno dei suoi scritti, il prof. Casanova, nel sancta sanctorum della nostra: ha incluso un nome che è stato, notoriamente, una ‘garanzia’ per i ‘diritti umani’, Erich Honecker il capo indiscusso della defunta DDR e fondatore -nonchè terminale primo ed ultimo- della famigerata Stasi, il servizio segreto della Germania Comunista.

Sfogliando elettronicamente qua e là, il perchè è emerso subito: dopo un passaggio in Australia, la Bachelet e la madre, esuli dal Cile dove era stato ucciso il padre, ufficiale dell’aeronautica contrario al Golpe contro Allende, ripararono in quel ‘paradiso dei lavoratori’ dove, ça va sans dire, dimoravano molti esuli chileni di sinistra.

Un curioso ‘legame’ spiegabile non tanto con la ‘solidarietà proletaria’, ma anche con una puntina di familismo: la figlia di Honecker era maritata con un dottore chileno. Non a caso, per trascorrere i loro ultimi giorni la signora Honecker e, dopo la malattia, il marito, ripararono proprio in Cile…

Nella ‘Repubblica Democratica’ la Bachelet, che fece parte (…un po’ in disparte) della ‘resistenza’ chilena, si laureò in medicina e lì si fidanzò con Jaime López, altro capoccia degli oppositori di sinistra.

Curiosa storia questa: Lòpez -che esitava- fu incitato più volte dalla morosa a tornare in Chile per vivere da ‘uomo’ e combattere, come gli altri ‘compagni’ rimasti costì, la lotta clandestina.

Ma ella non si mosse.

Alla fine, Jaime López finì coinvolto in una storiaccia poco edificante: di colpo, la resistenza cilena venne decapitata dalla DICA, la terribile polizia segreta di Pinochet. Nelle stanze della tortura molti notarono come Lopez potesse passeggiare indisturbato, sotto gli sguardi insanguinati dei suoi compagni, sottoposti anche a scariche elettriche.

E, comunque, la Michelle tornò in Patria quando tutto si calmò.

Non prima di avere avuto contatti anche con il leggendario ‘Chile democratico’, l’organizzazione degli esuli chileni che, proprio a Roma, aveva la sua sede e fra i quali i più famosi erano i ‘leggendari’ Intillimani (nella foto, assieme a quell’altro combattente per la libertà dell’Ungheria, la futura Alta commissaria, pone una targa a ricordo di quel collettivo).

Il ‘giro’, insomma, è quello.

Quello ‘giusto’: fra la amicizie della Bachelet, infatti, c’è la ‘grande italiana’, Emma Bonino che, commossa, esultò alla rilelezione dell’amica, forse in vista dell’agenda del secondo mandato, intrisa delle squisitezze sorosiane di cui sopra.

Che, dunque, da Alto commissario di un bureau in cui siedono quei paladini dei diritti umani dei Sauditi, Michelle abbia prennunciato di mandare una squadra a vigilare sul razzismo nell’Italia post-piddina non sorprende.

Anzi, annoia. E tanto…

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