liberta’ e bene, insieme

Volge al termine questo strano giorno in cui, smarcandosi da un percorso tutto (o quasi) all’insegna di ciò che sta aldiqua dell’orizzonte, sopratutto mediaticamente, il regnante e sovrano Pontefice ha riaperto una feritoria su ciò che sta aldilà, invitando noi fedeli a riscoprire il Rosario, il Sub Tuum Praesidium e l’antica prece Leonina a San Michele Arcangelo.

Come non esserne lieti, tosto che inquietati?

Come non scorgervi un’altra piccola fiaccola che -personalmente- si aggiunge al percorso di una settimana in cui tante piccole luci si sono accese su fatti ed eventi che ci stanno a cuore e sui loro sconcertanti significati?

Su cose sulle quali varrà la pena ritornare…

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L’Arcangelo Michele ‘richiamato in servizio’, porta nel nome -in ciò che lo manifesta, ciò che lo identifica- la frase ‘Chi è come Dio?’, contrapposto al drammatico ‘non serviam’ luciferino.

In quello che San Tommaso d’Aquino chiamò ‘secondo istante’ per disegnare in una prospettiva temporale quanto accadde nell’eternità, si compirono un rifiuto, una sottomissione di massa di simili ad un simile, ed una battaglia di fedeltà a ciò che è Superiore che scossero il cielo creaturale.

E la libertà di scelta, per la prima volta, separò.

Da quel ‘secondo istante’ che è nel sempre, il male è iniziato, dimostrandosi subito per essere -alla sua radice- un volgersi su se stessi, ruotare attorno a se stessi, fare del sè la misura di tutto, non riconoscendo il Primato dell’Altro.

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Michele è quindi il senso vero della libertà: libertà dall’ossessione della potenza, libertà che nasce dalla consapevolezza del limite a cominciare al proprio; libertà che è apertura al dono di ciò che non hai, a cominciare dall’essere che non ti sei dato da solo; libertà che è, conseguentemente, difesa dalla rapina, dalla prevaricazione sul debole da chi vede anche il debole come un limite offensivo ed inaccettabile.

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Nella foto la grotta del Santuario di San Michele Arcangelo, in Puglia sul Gargano, nel Comune di Monte Sant’Angelo, luogo della prima apparizione Michelica nel 490.

Un altro Francesco, il Santo d’Assisi, vi si recò in visita, ma le fonti narrano che, non sentendosi degno di entrare nella grotta, si fermò in preghiera e raccoglimento all’ingresso, baciando la terra e incidendo su una pietra il segno di croce in forma di “T” (Tau).

Un eco da allora, sembra di averlo, quindi, sentito anche oggi.

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