l’angelo con gli occhiali

«E il papa la mattina da San Pietro/ uscì tutto da solo tra la gente,/ e in mezzo a San Lorenzo spalancò le ali:/ sembrava proprio un angelo con gli occhiali»

Francesco De Gregori è stato sfortunato: solo di recente si è scoperto che questa foto -in cui Pio XII ‘spalancò le ali’- in realtà non fu scattata dopo il primo bombardamento di Roma e a San Lorenzo, bensì dopo il secondo e davanti alla Basilica di San Giovanni in Laterano.

Poco male: resta la testimonianza di vicinanza al popolo romano, a rischio della propria incolumità, di uno dei Papi più dileggiati della storia.

Il ‘Papa di Hitler’, lo chiamavano, senza sapere -o ben sapendo, in totale malafede- che proprio il Führer avrebbe voluto persino sequestrarlo, una volta terminato il ‘lavoro’ con gli ebrei, per neutralizzarlo, emulando quell’altro ‘campione di cose laiche’ del Bonaparte…

* * * *

Papa Pacelli è stato ricordato oggi, nel 60° anniversario della morte, da tanti amici qui con parole, citazioni e ricordi: segno che chi conosce un po’ meglio la storia sa bene chi davvero l’ha fatta, dentro e fuori la Chiesa Cattolica.

* * * *

Io, più ‘sentimentalmente’, dedico un ricordo e un richiamo al Papa dell’ultimo dogma -quello dell’Assunzione di Maria SS.ma che, per un pachinese, un pochino conta-, al Papa dei due pontificati (Segretario di Stato sotto Pio XI, fu di fatto la mente della sua politica); al Papa che affrontò -senza differenze, sin dai rispettivi albori, con la stessa intransigenza- il Comunismo e il Nazismo.

Il ricordo è la mia ultima trasmissione a Radio Giovani, ormai 22 anni fa: ero appena tornato dal servizio civile a Massa Marittima e, volendo riprendere a fare radio, volevo iniziare una serie di trasmissioni fra storia ed apologetica.

E l’unica che andò in onda la dedicai a smontare il mito dei ‘silenzi di Pio XII’ sull’Olocausto: una propaganda infamante, nata a teatro con Rolf Hochhuth, smentita ex ante da quanto quel Pontefice fece per gli ebrei non solo a Roma ma nel mondo.

Il richiamo è al gesto della foto, che evoca la strafamosa ‘ieraticità’ di Eugenio Pacelli. Quante ironie, schiamazzi, battute sulla gestualità di un uomo che, si è scoperto, di suo, morì poverissimo (anche di chili, tant’era magro e sobrio…).

Quel modo di porsi del Vicario di Cristo deve aver colpito anche Paolo Sorrentino che -da indagatore più o meno occulto, in quasi tutti i suoi film, delle dinamiche, degli intrecci, delle vie nascoste del potere, di ogni potere- ha voluto chiamare Pio XIII il protagonista del suo The Young Pope.

Quel modo di porsi era il segno di un uomo che si annullò nel Servizio Petrino, nel Papato: ma che nel privato era sensibilissimo.

Mentre l’Italia è ancora in guerra contro l’impero Austro-Ungarico, giovane diplomatico vaticano, Pacelli visitava i campi di prigionia dove erano rinchiusi i soldati suoi connazionali.

Carlo Emilio Gadda, che assistette, da soldato prigioniero, ad una delle visite del nunzio, raccontava che l’arcivescovo era rimasto impassibile per tutto il tempo, benedicendo e distribuendo aiuti.

Imboccata la via dell’uscita dal campo, Gadda vide però Eugenio Pacelli, con gli occhi gonfi di lacrime per quanto aveva visto.

Oggi, tutto questo appare ‘rovesciato’.

E, sinceramente, non so davvero dire se sia ‘meglio’….

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *