Solo l’11 dicembre del 1925, con l’enciclica Quas primas di Pio XI, viene introdotta nel ritmo liturgico la festa di Cristo Re, al termine di un processo iniziato con una petizione nel 1889, sotto Leone XIII.
Prevista per l’ultima domenica di ottobre, fu spostata dalla riforma liturgica all’ultima domenica del tempo ordinario.
Felicissima scelta: l’ultima domenica del ciclo liturgico è un ‘già finito’ ed un ‘non ancora’…
Cristo Re dell’Universo, invero, è Colui il cui Regno è preconizzato dall’Antico Testamento e viene annunciato nel Nuovo. Il Regno di Colui che è l’Alfa e l’Omega, che sta al principio e alla fine della storia umana; ma è anche potere eterno, che non finirà mai e non sarà mai distrutto, spiega Daniele, il più preciso e vicino dei Profeti.
Il Regno che si colloca nel secolo ma che affonda le radici e, al tempo, stende alti i suoi rami nell’eternità.
E’ Cristo stesso a dire, davanti a Pilato, che il suo Regno non è di questo mondo e, subito dopo, a ribadire la Sua regalità: e, al di là delle modalità in cui la signoria di Gesù si è manifestata nella pienezza del tempo (nel servizio, nel sacrificio, nell’umiltà fino alla Croce, ma anche i miracoli che piegano alla Sua volontà le leggi della natura), la presenza secolare di quel Regno pare essere legata al numero e alla qualità dei suoi servitori.
Il Regno di Gesù è quindi stato, storicamente, e potrebbe ancora essere secolare, ‘di questo mondo’.
Quas primas lo dice bene: “Gesù Cristo Re delle menti, delle volontà e dei cuori”.
Ed è per questo, intuivamo, che Cristo davvero ‘regnasse’ nel corpo trasfigurato di Padre Pio, profondendo benefici spirituali e materiali con una ‘conquista’ del tangibile che passava anzitutto attraverso i cuori.


Lascia un commento