Anche questo ‘potere delle vittime’ (che tende a scimmottare il Cristianesimo, in modo da sostituirsi ad esso, da scalzarlo dal cuore dell’uomo), ha bisogno dei suoi sacrifici rituali, che sono -però- quelli delle medesime vittime.
Nè più nè meno che come aveva bisogno del sangue delle vittime, del suo effetto ripristinatorio, il ‘potere del più forte’, dei carnefici.
Ma con un senso di inquietudine di gran lunga maggiore, dal vago sapore anticristico.
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Poco dopo aver citato Ratzinger a Ratisbona, la voce italiana di Wikipedia su Renè Girard così scrive:
“Se quindi, portiamo all’estremo l’intuizione clausewitziana sull’apocalisse (violenza totale), allora dobbiamo domandarci se sia possibile arrivare ad un mimetismo inverso, all’imitatio Christi, un modello pacifico che neutralizzi questa tendenza e convergenza di competizione e convergenza.
La scelta vincente, l’alternativa alla competizione tesa al riconoscimento, deve essere quindi il silenzio, la rinuncia alla competizione, come fu quella compiuta da Hölderlin, attraverso il quale, nel silenzio, ci si avvicina alla divinità, all’annullamento dell’escalation”.
Ratzinger, appunto.


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