Una delle chiavi del successo del Cristianesimo, del suo ‘portar frutti’ nei secoli ben aldilà di ogni tentativo più o meno titanico di seppellirli sotto una coltre di silenzio o di contumelie per i peccati e gli errori dei credenti, risiede nell’aver dato peso alla prossimità dell’altro.
Nell’aver reso l’idea che l’amore di chi non è fisicamente prossimo scade spesso in sentimentalismo o astrattume.
Il prossimo invece è tremendamente ‘difficile’ da amare.
Perchè occupa il tuo stesso spazio, può usare le tue cose.
Perchè la sua diversità -a qualsiasi livello- ti interpella e ti scomoda; diventa pietra d’inciampo per i tuoi desideri o obiettivi, anche spiccioli. E’ limite al tuo arbitrio assoluto, anche innocente e temporaneo: sia che egli sia forte sia che sia debole.
E, incredibilmente, più lo ami, più il legame si è reso saldo negli anni, più difficile a volte è farlo perchè, la prossimità si è fatta talmente forte da averti fatto entrare dentro quella persona.
Sicchè finisci per portartelo dietro, anche quando non c’è fisicamente, con il suo limitarti.
Il prossimo può fare uscire da te il meglio ma anche il peggio. Ma anche il peggio, se sei capace di capirlo, ti ‘aiuta’ ad amare meglio.
E in un ennesimo twist, capovolgimento, di cui il messaggio cristiano è capace, alla fine scopri che riesci davvero ad amare meglio te stesso, se hai imparato ad amare l’altro nella sua diversità. Poichè non ti sei guardato, per una volta, dentro o fuori con i tuoi occhi, ma con quelli di chi ti ha visto da vicino, anche impietosamente.
Solo il prossimo può farti ‘bruciare’, facendo uscire dal crogiuolo una persona migliore.


Lascia un commento