A margine della discussione sul CMF di Verona, con le accuse di presunte ‘nostalgie’ per un dominio temporale cattolico…
Osserva acutamente Massimo Cacciari (in ‘Il Potere che frena’), che il movimento verso la dissoluzione e la perdita, nell’autorità politica, dell’autorevolezza, appare del tutto inevitabile.
La tesi di Fabrizio Grasso in ‘La Rinuncia’ -in questo non dissimile a uno dei ragionamenti che Cacciari fa nel suo saggio- è che ciò avviene in funzione del progressivo distacco della legittimazione di ogni potere politico dal ‘chiodo’ religioso e dall’auctoritas divina. Anche nella Chiesa Cattolica.
Non si può che essere d’accordo: probabilmente, l’inizio del processo è contenuta davvero nel dettato del Cristo (date a Cesare,… date a Dio), da cui promana il movimento di progressiva laicità e di distacco del potere secolare da quello religioso.
Gesù lo fa, è evidente, per dare maggior spazio di manovra proprio al Suo messaggio, sganciando la dimensione della fede dal suo -fino ad allora- fondersi con il potere esercitato nel secolo da qualunque casta sacerdotale.
E, nel contempo, Gesù ha così reso ‘relativo’ il peso del potere politico, lo ha privato dell’intangibilità, dell’incontestabilità che l’aura religiosa gli aveva sempre fornito, giustificando efferatezze e abusi.
Non è un caso, infatti, che tutte le ideologie moderne abbiano tentato di ‘recuperare’ la dimensione ‘sacrale’ del potere, elevando concetti come popolo, patria (o anche razza, o classe) al rango di surrogati delal divinità; o abbiano posto quale fine ultimo del loro agire una dimensione messianica, la realizzazione di una terra nuova, sotto un cielo non più esistente.
Ma, in questo, Gesù -qui davvero!- ha ‘aperto un processo’ il cui coerente sviluppo plurisecolare, fino alla rimozione del katechon, è abbastanza chiaro.
E, allora, è ‘abusivo’ lo spazio che i cattolici cercano nell’agone pubblico e nella politica per portare aventi battaglie ispirate alla loro dottina sociale o alla loro etica condivisa?
Nient’affatto!
Perchè il processo di cui parliamo inzia è si inserisce in una discussione sul pubblico dalla quale Dio non deve essere mai assente e va tenuto sempre presente.
La famosa frase di Gesù, infatti, è dettata nel contesto di una discussione che ha ad oggetto proprio un problema pubblico (pagare le tasse dovute all’Imperatore). E Gesù dice che, se è dovuto a Cesare il suo, ANCHE NELL’AMBITO PUBBLICO è dovuto a Dio il suo. ANCHE NELL’AMBITO PUBBLICO ciò che è di Dio ha diritto di parola e di espressione.
Riconoscerlo significa praticare una sana laicità, invece che un becero e furbo laicismo.


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