Mentre prosegue imperterrito -più o meno inconsapevolmente- il delirante tentativo di sostituzione dell’Unica Vittima che ci abbia mai salvato e che potrà mai salvarci, in queste ore non è un caso che -al posto di un silenzio attonito, ammirato- riecheggino parole vuote sulle nostre povere ed inutili ‘croci’.
Inutili, come le foglie di fico dei progenitori, perchè dietro di esse vorremmo nascondere, più o meno furbescamente, la nostra volontà feroce di continuare così e di cassare a metà l’invito del Maestro: perchè, il prendere su di sè la propria croce, come mi diceva qualcuno ieri, non serve a nulla: bisognerebbe anche andare appresso a Gesù fino alla punta del Golgota e, diciamolo, anche giù, fino al buio terrificante ed annichilente del sepolcro vuoto.
Ma, si sà: al buio la nostra ‘croce’ non si vedrebbe mica, non potremmo esibirla nel teatrino del mondo, insieme alle altre di cui mediaticamente, tutti insieme, facciamo sfoggio, a chiacchere.
Eh già: seguire Gesù nel nascondimento sepolcrale, farsi ricoprire di veli che annullino il nostro bel volticino, la nostra immagine, è cosa ben più dura. Sparire e lasciare spazio al silenzio, logicamente, non da ‘visibilità’.
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E, invece, in quel nulla senza luce nè colori; in quella claustrofobica oscurità in cui lo spazio sembra infinito poichè tutto è nero della più nera disperazione; lì è compiuto l’evento cosmico della Redenzione.
Perchè lì -non solo sul piano della vita terrestre, ma in quello degli inferi, di coloro che non erano più già allora- il male e il peccato vengono inghiottiti dall’innocenza di quel Condannato dal nostro triste e farsesco ‘processo’.
Sì: sembrerebbe infatti che il giudizio unanime, nella sua sciatteria e nel suo palese arbitrio, abbia apposto un incancellabile marchio d’infamia su quel Crocefisso e lo abbia consegnato alla storia umana come un povero fallito, un velleitario, un impostore rispetto a ben altre profezie. Molti lo credono ancora!
E, invece, la colpevolezza universale -ma, solo aderendo a Lui, la nostra singola colpevolezza- viene risucchiata nell’Eternità dalla Sua infinita Innocenza.
Sicchè, quel che resta nel sepolcro non è più quel Lazzaro che continua a puzzare di peccato, ma solo le bende e i teli profumati il giorno prima, vuoti di un corpo che è già oltre. Un corpo che non rinnega la sue piaghe, ma che fa uscire da esse la luce.
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Continuiamo a cercare bambini; continuiamo a cercare oppressi e deboli a cui ‘appoggiarci’ per ritrovare il sentiero perduto del nostro riscatto.
Lo fa una Chiesa smarrita, come gli Apostoli che pensarono di potersi dare coraggio da soli in quelle ore, chiudendosi dentro casa, discutendo all’infinito su cosa fare, una volta ‘perduto’ il loro Maestro….
Ma solo la Vera ed Unica Vittima che salva, può insegnarci come uscire dal sepolcro.


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