Condivido la rabbia, lo sconcerto e il dolore esplosi fra tanti miei cari amici qui, per la vicenda di Noa Pothoven, la diciassettenne olandese lasciata e lasciatasi morire qualche giorno fa.
Ho ritagliato il bannerino del sito di Repubblica, per farvi notare una cosa che mi ha fatto davvero incazzare.
In altro a destra, la scritta rossa ‘Diritti’ con il puntino rosso, quest’ultimo lampeggiante.
Ritengono, nella redazione di Repubblica, che la vicenda fosse meritevole di essere segnalata ‘col lampeggio’ della luce delle emergenze; una ‘emergenza diritti’… Come dire. ‘attenzione attenzione, annunciazione, annunciazione, qui si parla di diritti’.
La gente muore (e, peggio, viene lasciata morire), ma i ‘diritti’ restano, si moltiplicano, caspita! Qui si sta facendo sotto i nostri occhi la ‘civiltà dei nuovi diritti’, con tanto di ‘martiri’, di ‘avanguardie’! Ci vuole il puntino rosso lampeggiante!
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Nell’anima di Noa Pothoven si è certamente aperto un buco nero che nessuno ha voluto o saputo riempire di speranza.
Le cronache dicono che le autorità olandesi non hanno avuto un ruolo attivo e che Noa si è lasciata morire (vedremo come fra un po’) nonostante il Tribunale ne avesse rimandato l’esame -sempre in vista della agognata ‘dolce morte’- al compimento dei 21 anni.
Ma quando lo Stato riconosce il ‘diritto’ di morire anche a dodici anni, col consenso dei genitori, e in caso di depressione il verdetto è già arrivato da tempo: ‘per noi, puoi percorrere quel tunnel oscuro fino in fondo e, già che ci sei, tuffarti nel burrone senza ritorno’.
Lo Stato ha già riempito il vuoto etico, di significato, di senso della tua vita, legificando che essa -in alcuni casi- non merita affatto di essere vissuta e che non c’è persona o circostanza in cui tu possa imbatterti che possa cambiare la tua condizione.
Questo è ESATTAMENTE lo Stato etico (non certo quello dei rosari in mano): perchè ti entra dentro con la sua autorità di carta autorizzandoti a morire (e a farti morire).
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Immancabile -accanto a Noa- c’era la parlamentare di turno: una ‘Socialista verde’ che, ovviamente, ‘continuerà la sua battaglia’…
Il processo dell’endura catara -quanto ESATTAMENTE si è verificato con Noa- prevedeva sempre una brezza di sussurri da parte di qualche ‘migliore’; prevedeva sempre un ‘discorso attorno’, che assecondasse la discesa nell’abisso, che sostenesse la volontà di annientamento.
La verde olandese che ha assecondato, magari malthusianamente (‘una in meno ad inquinare il pianeta’), la scelta suicida di Noa ha davvero svolto il suo ruolo di ‘parlamentare’ dello Stato etico. Un po’ come il Cappato (anche lui ‘parlamentare’, uno che sta lì, appunto, per parlare): è necessaria una narrazione di contorno, un’impalcatura, anche giuridica ma non solo.
Nell’endura gnostica il lasciarsi morire assume quel connotato di ‘eroismo’ associato al disprezzo per la corporeità e per la caducità: se questo ‘eroismo’ non lo narri, non serve a nulla neanche a chi lo pratica (che, senza narrazione, potrebbe -non sia mai!- ripensarci).
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Questo, per questi aspetti, è il mondo ‘avanzato’ che ‘piace’ a tanti.
E fa schifo proprio perchè ‘avanza’. Nella decomposizione.


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