Mi sono guardato bene dal partecipare attivamente al parossistico dibattito da giorni in corso su quanto accaduto prima, durante e dopo l’uccisione del Carabiniere Cerciello Rega, pur essendo consapevole che -in tempi in cui tutto si ‘ibrida’- anche la manipolazione dei flussi di opinione, attraverso l’arma mediatica, compie la sua triste parte, ormai troppo presente per venire trascurata.
Mi interessa maggiormente evidenziare -al di fuori dei torti e delle ragioni della vicenda giudiziaria e delle sue ricadute per i noti fatti- il meccanismo nel quale ormai sembriamo immersi: una aspra guerra socialmediatica (senza escludere discussioni familiari, da bar o fra amici) in corso.
Guerra in cui l’arma più pesante, annichilente e paralizzante è… la vittima, qualunque vittima disponibile possa apparire a tiro.
Una breve riscostruzione potrà dare l’idea.
Le ore immediatamente precedenti al delitto erano state caratterizzate dalla notizia di fonte ONU del naufragio di 150 migranti nel Mediterraneo: morti (specie i bambini) ‘reclutati’ -mi è capitato di leggere- anche contro quelli che vogliono si parli del caso di Bibbiano. Non a caso, anche questo, un caso con vittime.
Nella stessa mattinata, però, il naufragio passa in secondo piano: arriva la notizia del carabiniere ucciso. E si sparge subito la voce che l’assassinio è stato compiuto da due nordafricani (notizia diffusa dallo stesso denunciante il furto da cui quella storia è nata).
La scena ‘si ribalta’ di colpo grazie alla nuova ‘vittima reclutabile’, stavolta dall’avverso ‘partito mediatico’. Con un di più: il ‘carnefice’ è -con ragionamento semplificatore, elemetarizzante, quindi rozzo e brutale- è accostabile, aderente alla ‘vittima’ usata di mattina dall’altro ‘partito mediatico’. Che, sulla notizia, si ‘paralizza’, ‘abbozza’, subisce…
In serata, i due nordafricani di scoprono essere nordamericani: la vittima rimane, ma la tipologia del carnefice suddetta viene ‘cancellata’: si leggono voci di indignazione (frammista a un po’ di ‘soddisfazione’) per il fatto che siano stati tirati in ballo nordafricani, del ‘normotipo dei migranti’.
I quali tornano a vestire i panni della vittima: della discriminazione, dell’accusa ingiusta, infondata, del pregiudizio. E il quadro si ribalta.
L’indomani, appare al foto dell’americano bendato. Sui due americani le ore precedenti erano state caratterizzate dalle allusioni al rischio che potessero farla franca, in quanto americani (il pilota del Cermis, Amanda Knox, ecc.).
Appena la foto compare, l’americano diventa la vittima del sistema deviato, del mancato rispetto delle regole processuali. Dagli USA rimbalza subito il refrain che ben conosciamo: ‘non sapete fare i processi’, come per il delitto di Perugia…
La ‘vittima che appartiene ai Carabinieri’ subisce una indubbia ‘deminutio’ mediatica, perchè compare una ‘vittima dei Carabinieri’…
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Nella tragica battaglia, nella perenne crisi moderna e contemporanea, chi ‘possiede la vittima’ ha la meglio.
La vittima è tutto.
Ecco perchè qualcuno potrebbe pensare (o, chissà, potrebbe aver già pensato) di crearsele ‘per conto suo’, le ‘vittime’ che -volta per volta- ‘servono’…


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