il (falso) ossimoro messicano

Con tutto il ‘ben di Dio’ (per così dire) che Netflix poteva offrirmi ieri, sono riuscito a regalarmi le cinque puntate di ‘1994’.

Che non è quello, ancora da trasmettere, di Accorsi, il seguito di 1992 e 1993, col conseguente pasticcio di politica, affari, sesso e carognate varie.

E’ il docufilm su quell’anno fatale anche per un altro Paese ‘tricolore’ come il nostro: il Messico.

Il quale visse il dramma dell’uccisione dell’astro nascente, della ‘speranza’ della politica messicana, Luis Donaldo Colosio Murrieta, per mano di uno sbandato (ma forse neanche tanto) a Tijuana, il 23 marzo.

Storia che merita senz’altro un post a parte, anche per come è stata mediatizzata in questo pregevole prodotto televisivo.

Il quale -da buona produzione Netflix- omette del tutto di dire che tutti gli intrighi, le bassezze e i personalismi che fecero da retroscena all’uccisione di Colosio avvennero si dentro al PRI, ma che quest’ultimo è stato -sin dalla sua nascita- il partito unico, indiscusso e monolitico di una ben precisa realtà: la Massoneria.

Se vi state chiedendo cosa stia per PRI, ve lo dico subito: Partito Rivoluzionario Istituzionale (in spagnolo Partido Revolucionario Institucional).

Avete letto bene: Revolucionario ma, al tempo stesso, Institucional !! Il più sconcertante degli ossimori: cosa c’è di più contrapponibile della rivoluzione alle istituzioni?

Quel Partito (al potere per ben 71 anni dal 1929 al 2000) nacque dopo la Guerra Cristera, scatenata dalle teste calde contro la Chiesa e i cattolici.

Mai nome fu però, girardianamente, più azzeccato: come ogni totalitarismo, il PRI si metteva in discussione da solo e si autoriformava (in apparenza) per conto suo. Si ‘rivoluzionava’ per poi ‘reistituzionalizzarsi’. Geniale, no?

Il tutto, come dimostra la tragica vicenda di Colosio, in modo permanentemente dialettico.

Proprio quando comunciò a perdere qualche elezione regionale, quindi, ebbe bisogno di una vittima sacrificale. Colosio, appunto.

Ma questa è un’altra storia.

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