Sul post qui sotto, condiviso da un amico, sulla Commissione che dovrebbe occuparsi dell’odio e, quindi, su quella ‘fucina di odio’ che è il ‘dilagante fascismo’ che oggi ci assedierebbe… qualcosa che sia un po’ oltre andrebbe detta.
Una superficialissima lettura di Carl Schmitt e dello schema amico-nemico potrebbe rivelarsi già sufficiente a gettar luce su questa ossessione del fascismo che torna ad ondate e che, se dovesse avere ‘successo’, si rivelerà del tutto controproducente.
Anche un medio discente è in grado di capire che, nel suo continuo dividersi, tutte le sinistre ormai hanno un unico comune denominatore: la lotta al fascismo, vero o immaginario che sia.
Per il resto, infatti, fioccano i conflitti: c’è una sinistra che, infatti, difende i lavoratori allo spasimo, come quella che vorrebbe la reintroduzione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, un’altra che -di fatto- ha espulso quella tutela dall’ordinamento giuridico.
C’è una sinistra che amoreggia con le banche e i grandi capitali e un’altra che prende a pietrate le vetrine di Prada. Una che vorrebbe cassare la legge Fornero e un’altra che l’ha di fatto cassata.
Tutte ‘unite’ contro il ‘fascismo’.
Che aveva un’altro ‘merito’: nella Prima Repubblica -specie sotto il terrorismo- serviva da strumento di pressione, sempre delle sinistre: non ‘ampliare i diritti’, non ‘aumentare le libertà’, ‘privilegiare l’ordine’ era ‘flirtare’ con il ‘fascismo’.
Che, peraltro, storicamente, nasce grazie al disordine, al caos, alla debolezza dell’istituzione liberale, che delegò ad una violenza trasversale, oppositiva e spontanea quanto era dovuto da una forza legittima ma rinunciataria.
Orbene questo ‘fascismo’ è -girardianamente- la divinità prodotta dall’ennesimo omicidio rituale; che c’è stato, come sempre, e che -come sempre- è nascosto e dissimulato: la ‘macelleria messicana’ di Piazzale Loreto.
E’ una divinità spaventosa, ripugnante ma ‘utile’ a creare l’unanimità almeno in una certa parte politica, ma -diciamolo pure- anche oltre la sinistra.
Tanto da costituire forse il principale il principio fondatore -sempre girardianamente- di una ritualità e di una mitologia ben precise (si pensi alla Resistenza), quella della nostra Repubblica.
Altra cosa da dire: quello che oggi molti veicolano come ‘fascismo’ anche nella sua variante ‘razzista’, è inquadrabile -ancora una volta e mi scuso se sono ripetitivo- sotto un’altra categoria girardiana: il conflitto mimetico.
Anni di ripetute lezioni scolastiche, migliaia di ore di films e fictions di ogni genere, libri ed articoli di biasimo ripetuto ossessivamente, perchè oggi ‘raccolgono’ la mamma della Brianza che grida all’avversario del figlio ‘n… di merda’?
Se lo chiede o no, questa grancassa potentissima e addirittura planetaria cosa ‘non abbia funzionato’ (anche se solo per alcuni, mediaticamente esasperati), perchè i ‘frutti’ sono questi?
O non se lo chiede, con onestà intellettuale e morale, perchè questo ‘odio di ritorno’ è proprio un obiettivo preciso, per quanto nascosto? Magari una scusa, se non LA scusa?
Ritornando a Girard, è del tutto ovvio che l’esasperazione che -di più nei semplici- leggiamo, l’esplodere (anche se con richieste di perdono successive) di conati di disprezzo verso il diverso sono il frutto replicatorio ad una preferenza patologica per ciò che non è italiano; all’altrettando patologica narrazione martellante della nostra autodiffamazione.
O, in generale, è reazione culturale ad un modello di esasperata tolleranza, da cui il discente vuole differenziarsi.
Portare questo conflitto sul piano legislativo, far prendere alla legge le parti fra azione e reazione, significa mettere in pericolo l’equilibrio stesso della nostra democrazia.
E -chissà- come ho detto, magari è ciò che qualcuno davvero vuole: far saltare il tavolo, una volta per tutte.
Far diventare, insomma, un ‘fascismo ucciso un’altra volta’, i principio fondatore di una cosa molto diversa dalla democrazia che abbiamo conosciuto.


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