Buon Natale a tutti gli amici, dunque.
Spero sinceramente che lo si possa vivere in gioia e consapevolezza: già solo la prima, in famiglia e nella fraterna amicizia, sarebbe una ricaduta bellissima del suo vero significato, la Pace agli uomini che Dio ama, cantata dagli Angeli.
I Vangeli, però, aggiungono altre notizie, costruiscono altre suggestioni accanto a quelle di un Bambino in fasce, di una famiglia a cui è stato dato tutto, Colui che davvero basta.
Notizie ‘tragiche’ che rendono però -paradosalmente- più profondamente credibili quelle ‘gioiose’.
Perchè ‘rovinare’, infatti, la venuta di Dio in terra fornendo il resoconto di ciò che accade subito dopo?
Dopo, infatti, ci sono una fuga e una strage di bambini innocenti. Ripiombiamo nel dramma della violenza umana, delle follie ispirate dalla brama del potere. Però perversamente ‘ispirate’ dalla venuta di quell’Atteso di Israele. Perchè qualcuno lo ‘attende’ per ucciderlo, per espellerlo.
Si compie così un’eco sconcertante, capovolta dell’Esodo: dove è Dio stesso ad essere chiamato ad ‘uscire’ dalla Sua Terra per compiere a ritroso il viaggio verso l’Egitto e dove il prezzo è pagato in ‘piccoli, nati nell’anno’, come gli agnelli della Pasqua mosaica.
La Simia-Dei conosce la Scrittura, ha scrutato i segni, ma è confuso dalla Sapienza dell’Eterno: non sa fare niente di meglio che ispirare una strage di tutti i bambini appena nati perchè l’umanità assunta dal Cristo lo annebbia. Che ispirare una Pasqua sacrilega…
Un prezzo va comunque pagato, perchè il male, il peccato lo pretendono sempre.
Ma il viaggio in Egitto, verso quella terra che -per eccellenza- NON E’ quella Promessa (perchè era la terra della schiavitù), preconizza un senso vero della missione messianica: essa comporta da subito ‘apertura’ dal Popolo dell’Elezione verso l’intera schiatta umana.
Non è un caso che a ‘ispirare’ questa fuga siano i Magi: i quali ‘obbediscono’ al loro destino, dando modo al Dio di Israele di dimostrare, sin da piccolo, ciò che Egli diventerà: il Dio dell’intera umanità salvata.
Natale, dunque, di un Dio che nasce ancora una volta nel nostro cuore, come giustamante si dice. Senza dimenticare mai, che, tuttavia, dall’indomani il peccato cercherà di espellere dal cuore la Presenza di quel Bambino, e farci tornare schiavi.


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