‘cedo bona’

«Ecco, io metto in Sion un sasso d’inciampo
e una pietra di scandalo;
ma chi crede in lui non sarà deluso».

Romani, cap. 9, vers. 33.


Una manina amica mi ha fatto avere, molto per tempo, “Dal profondo del nostro cuore”, il già stradiscusso testo a due mani di Benedetto XVI e del Card. Robert Sarah, in uscita per l’edizione italiana di Cantagalli il 30 gennaio.

Le parole di Ratzinger sul fondamento teologico del celibato ecclesiastico sono l’ennesimo miracolo di lucidità, di ricostruzione anche storica, di una mente che -a 92 anni- continua a stupire.

La cosa singolare è che, nella sua prima parte, il saggetto ratzingeriano riesce a produrre un testo che ben si attaglia anche a questi giorni di ‘lunga rincorsa’ verso l’odierna giornata della memoria.

Perchè Benedetto, in poche pagine di altissima densità, ricostruice il legame misterioso ed indiscutibile fra il culto dell’Antico e del Nuovo Testamento, dalla terminologia al senso stesso dell’astensione del celebrante dall’esercizio della sessualità.

Quello che davvero colpisce è che il Culto che Cristo instaura nella Sua Persona, nel nuovo Tempio, trattiene tutta questa continuità con un’altrettanto evidente discontinuità: non è più solo questione di luogo; ma è questione di ciò che si offre, di Chi si offre.

E, scrive Ratzinger, il sacerdote cattolico -dovendo riprodurre l’offerta di Cristo- non può che appartenergli in toto, non può essere di alcun altro.

Questa ‘separazione’, questo ‘recinto’ sacerdotale è prefigurato nell’AT dalla tribù di Levi, l’unica a cui non sia stata data la terra da occupare, poichè dovevano essere le altre tribù d’Israele a sostentarla.

Inutile girarci attorno: noi cattolici da lì veniamo. Ma, al contempo, siamo liberi di marcare la nostra discontinuità che è quella di Cristo stesso. Uno sconcertante et-et anche in questo….

Per questa ragione, Gesù sarà sempre una pietra d’inciampo: per gli ebrei ma anche per chi si contrappone in odio -per lo più razziale- assoluto agli ebrei.

E anche per questa ragione, Cristo è l’unica e assoluta pietra d’inciampo: perchè vi inciampano tutti, noi non esclusi.

P.S. Al termine ‘pietra d’inciampo’ si associa quello di ‘pietra dello scandalo’.

In realtà, quest’ultima, nell’antica Roma era quella su cui i debitori e i falliti, sedendovisi, dovevano gridare ad alta voce ‘cedo bona’ (svendo tutti i miei beni) e per tre volte dovevano alzarsi e violentemente sedercisi di nuovo.

Le eco cristiche -anche numeriche- del ‘pagamento’ di un inconmensurabile debito, sono impressionanti…

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