il sacro nel vuoto

Stanno diventando tante (forse troppe) le immagini d’impatto di questa Pasqua e dei giorni che l’hanno preceduta.

Ieri una Via Crucis surreale, un ideale salita al Golgota senza popolo, con un Crocifisso in ombra, piantato sul nulla.

Un segno abbastanza pesante, perchè trasmette non più il pianto, la rabbia o il dileggio verso quel Condannato faticosamente in cammino con la Croce, che pure implicherebbero -a modo loro- attenzione verso di Lui, consapevolezza di una Sua centralità, almeno come capro espiatorio girardiano, in un ritornante meccanismo di espulsione.

No, vuoto, invece, indifferenza. O, peggio, l’anonimato dello spettatore televisivo, travisato dall’Auditel, arido numero, come quello a cui sono ridotti i corpi e i volti, le storie dei morti per il morbo che ci sta colpendo.

Un Crocifisso circondato da assenze, quali siamo oggi: per Lui e fra di noi.

* * * *

Oggi pomeriggio, invece, il trend del proiettarsi -quasi medioevale- dei segni fuori dagli spazi sacri, alla ricerca di queste nostre assenze (parroci con Croci, palii, statue di Santi per le strade deserte), si esprimerà con l’Ostensione straordinaria della Sacra Sindone.

Quale miglior ‘segno’, in un Sabato Santo, nel giorno di un silenzio in cui si fanno guerra in ogni profondità strazio e speranza, di quel lino?

Il quale, nello stile del Dio di Pascal, ama nascondersi anche quando ci è dato intuire la spettacolarità delle Sue imprese: vi è raffigurato cioè sempre un Uomo esanime, un Corpo fermo e composto, non certo il dinamismo di chi si è già liberato dal sonno da cui non ci dovrebbe esserci risveglio.

Quel lino e l’improvvisa, misteriosa luce di energia che su di esso ha fissato i tratti di quell’Essere misterioso, essi stanno a cavallo fra il Sabato Santo e la Domenica per eccellenza.

Quella Luce lascia sospeso il ‘finale’, riaffidandolo alle Scritture e alla Tradizione.

Forse -anche per questo- quel lino pare interpellarci anche oggi: chissà che, esanimi, consegnati ad un sepolcro da anni o da giorni, una Luce come questa non possa attraversarci, ‘accomunandoci’ all’Uomo della Sindone.

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