tempo al tempo

Domenica scorsa, la parabola del grano e della zizzania, con la sua potente semplicità e con la sua abbondanza di significato.

Rimeditarla, come per tutta la Parola, è spesso fonte di scoperte o riscoperte. Se poi, come nel mio caso, si ‘filtrano’ le immagini evangeliche alla luce della teoria mimetica, gli orizzonti si ampliano.

La parabola ha a che fare con la giustizia. Con quella umana e con quella divina, con entrambe.

E pone in modo chiaro il dramma di ogni giustizia: la sua necessitata lentezza; l’imprescindibile attenzione ad ogni aspetto ricostruttivo ad ogni passaggio.

Grano e zizzania, infatti, stanno nel mondo entrambi con le sole apparenze del grano. Per i ‘pessimisti’, se così possiamo dire, con le apparenze della sola zizzania.

Impossibile distinguerli subito. E questa indistinguibilità è il primo eco girardiano: l’indifferenziazione. Risultato, certo, dell’imitazione, ma anche della mimesi negativa. frutto, insomma, del confronto-scontro che rende sempre più uguali i rivali mimetici.

Chi è il buono e chi il cattivo? A chi far risalire la ragione o il torto? Chi è solo tossine e chi, invece, è promesa di sazietà e benessere, di vita, insomma?

Ci vuole -insomma- tempo: specie se il conflitto-convivenza risale nel tempo. Solo la mietitura potrà potrà sciogliere l’intreccio: la scriminante sarà il frutto.

Non possono non cogliersi gli echi psicologici personali: neanche noi sappiamo come sbrogliare la matassa delle nostre intenzioni, delle nostre pulsioni, delle nostre vere o presunte motivazioni. O gli echi sociali: fino a che punto le nostre azioni non sono, appunto, che semplici reazioni e non già slanci spontanei?

La tentazione di intervenire subito è forte. Ma è questo lo scopo del nemico: che sia bruciato tutto, il grano con la zizzania, sull’altare di una purezza della quale non potremo mai essere sacerdoti o giudici.

Infine: ‘un nemico ha fatto questo’.

I servi guardano solo al campo ed è il loro unico comportamento corretto: non si preoccuapno di andare a cercare quel nemico per punirlo. perchè non possono; perchè non sono stati in grado di vederlo arrivare…

Il Padrone sa già che il nemico è ‘cosa sua’, che sta al di fuori del campo per inquinarlo e far sì che siamo noi a distruggerlo.

Ma la mietitura non include il giudizio sul nemico: esso è stato già dato.

Fuori dal tempo necessario per giudicare ogni cosa umana.

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