le vie del natale (e della conoscenza)

Sarò banale, ma l’unica ‘autenticità’ del Natale di cui ci può davvero importare è quella del fatto storico della venuta alla luce del Verbo Incarnato, tutto il resto appartenendo ‘al foro interno’, oggetto in questi giorni di un sin troppo peloso, per quanto autorevole, tentativo di ‘intristimento collettivo’.

Non a caso, il Natale è il cardine del tempo umano: ogni tentativo di misurarlo a partire da altri avvenimenti, incluso il grottesco sistema dei rivoluzionari del 1789, poi napoleonico, è fallito miseramente.

Quell’Avvenimento polarizza davvero un ‘prima’ e un ‘dopo’, perchè quella Presenza pare così marcare l’irruzione dell’Infinito, dell’Eternità nel tempo, un Presente di ‘densità’ tale da meritare di stare al centro -appunto- della storia.

Ma non è l’unica ‘centralità’ percepibile.

La Nascita del Messia, nel racconto dei Vangeli, attrae due linee di percorrenza, l’una diversa se non opposta all’altra: quelle della conoscenza.

Il viaggio dei Magi e l’approccio dei pastori, infatti, paiono raccontarci di come davvero sia possibile accostarsi al Natale, al suo senso, ai sui significati, in modi anche opposti. Eppure legittimi…

I Re lontani si avviano dopo studi profondi di antichi testi, lunghi e complessi calcoli, anni di attente osservazioni. Essi portano con loro una conoscenza esclusiva, iniziatica, una sensibilità finissima. Anzi: è probabile che già per loro fosse sorprendente ritrovarsi -ad un certo punto di ciascuno dei loro viaggi- sulla stessa via da luoghi molto diversi.

Molteplici rivoli di arcane tradizioni finiscono per affluire in un punto ed in un momento, illuminati da quella che i Vangeli chiamano ‘stella’ ma che, con ogni probabilità, è la luce di due pianeti Giove e Saturno.

Pianeti significanti l’uno la divinità dei Romani, dei dominatori dell’Impero, l’altro una divinità più oscura, di probabile origine greca, nelle cui feste (i Saturnalia) il ruoli si invertono: gli schiavi diventano padroni e viceversa.

Romanità ed Ellenismo -e la loro ‘luce’, non propria, ma riflessa, come quella di ogni pianeta- convergono.

Esplicito, immediato, abbagliante, ‘infantile’ è invece il messaggio che -immediatamente quanto ‘discorsivamente’- è proposto ai pastori: luce anch’essa riflessa di esseri straordinari che segnalano però un obiettivo, se vogliamo, ‘deludente’: un semplice bambino in una povera mangiatoia.

L’approccio è completamente diverso, in tutto. La conoscenza è ribaltata: tanto è paziente, studiata, basata sui simboli faticosamente interpretati la prima, tanto è immediata, abbacinante e semplice nell’oggetto la seconda.

Entrambe le vie portano a Betlemme.

Entrambe si arrestano per divenire adorazione, resa dello stupore di chi è disarmato.

Entrambe vengono inghiottite in un Presente che è Presenza di Eternità.

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