la marcia ‘al contrario’ del bonaparte

«Posan gli eroi, tace la piaggia. Al suono
D’alpestre rio, sotto l’antica pianta
Giace Conallo: una muscosa pietra
Sostiengli il capo. Della notte udia
Stridula acuta cigolar la voce
Per la piaggia del Lena; ei dai guerrieri
Giace lontan, che non temea nemici
Il figlio della spada. Entro la calma
Del suo riposo, egli spiccar dal monte
Vide di foco un rosseggiante rivo.»


(Poesie di Ossian, James Macpherson)


* * * *

Per una curiosa coincidenza, Johann Wolfgang von Goethe ha tradotto tanto questa raccolta di poemi gaelici, che ‘Il Cinque maggio’ di Alessandro Manzoni.

Due poemi accomunati da un solo uomo, Napoleone Bonaparte, di cui domani ricorreranno i due secoli dalla morte.

Impossibile esaurirne l’aura misteriosa, la vita e le gesta stracolme di tutto e del suo contrario: basterà dire che quel generale fu Console, Imperatore e sia Re… d’Italia che Presidente della… prima Repubblica Italiana (quella che prese il posto della Repubblica Cisalpina).

Odiava i francesi, lui corso di famiglia legata alla resistenza dell’Isola, ma regalò loro l’Impero e il dominio su tutta l’Europa.

Ho notato una cosa, che può dare la misura di quale impatto metastorico il Bonaparte ha avuto: il suo cursus vitale, in pochissimi anni, è stato esattamente un concentrato della Storia antica di Roma.

Difensore della Repubblica, Console (e… Triunviro), Re e, alla fine, Imperatore: la sua Francia consumò in pochissimo tempo mutazioni politiche, costate secoli. e l’analogia potrebbe continuare, non solo per le conquiste, a anche per il diritto dei suoi Codici, altro lascito molto ‘romano’.

Il suo sorgere, però, fu l’opposto di quello del sole: la sua foga lo portò verso Oriente, il suo paganesimo (quello di Ossian, che portava con sè sin da piccolo) fu di segno opposto.

Da lui -e con lui, il ‘primo anticristo’- la Storia, invero, appare voler marciare ‘al contrario’.

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