il dissenso egemonico

“Il dissenso. È un tema che non fa parte dell’arsenale teorico marxista ma della cultura liberale. Su di esso ruota buona parte della riflessione di Gramsci in carcere e nelle cliniche”.

I Quaderni vengono letti come l’opera che spiega i modi in cui un gruppo dirigente forma il consenso attorno a sé. Un potere politico e intellettuale a cui si consente liberamente, ossia senza costrizioni legali, Gramsci lo chiama egemonia”.

Se l’egemonia è un potere a cui si consente liberamente, da esso si dovrebbe altrettanto liberamente sempre potere dissentire.

«L’egemonia, […] presuppone una certa collaborazione, cioè un consenso attivo e volontario (libero), cioè un regime liberal-democratico».

Per questo l’egemonia, gramscianamente intesa, non può essere né unica né totalitaria: «c’è lotta tra due egemonie, sempre»”.

– da “Gramsci e l’addio al comunismo che non poté condurre a termine” di Franco Lo Piparo -vedi link primo commento-

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Riprendo questo brano da un articolo che ho già postato per qualche spunto ulteriore.

1. «C’è lotta tra due egemonie, sempre»: nella visione immanentistica della realtà, il dualismo è inevitabile; persino nel ‘dolce agone’ liberale, lo scontro egemonico è presente.

Figuriamoci nello scenario totalitario che si alimenta della cultura della paura, del sospetto e del nemico, specie se ‘interno’.

2. Usare questo sguardo per decodificare l’oggi: un oggi dello scontro -non di civiltà- ma ‘di liquidità’.

Oggi lo scontro egemonico è combattuto dai soldati su molteplici fronti da cui schizzano infinite polarizzazioni: quei soldati siamo noi, sopratutto qua.

3. In uno scenario immanentistico, quindi, il dissenso ‘serve’. Anzi è vitale; gnosticamente vitale.

4. Un’operazione egemonica? il Green Pass o meglio il modo con cui Draghi lo ha annunciato. Risultato: 250.000 persone hanno deciso di vaccinarsi. Volontariamente (più o meno).

5. Condannando Gramsci alla prigione, Togliatti ha decretato la fine del totalitarismo assoluto.

C’è un’inquietante eco, un amaro retrogusto di Vangelo in questo: quello della parabola del ‘seme che, morendo, porta molto frutto’.

Da quella prigione, infatti, la vittima-seme Gramsci ci ha resi tutti prigionieri.

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