ildegarda, rol e ‘lo strano caso del colore verde’

Ogni tanto bisogna farlo: uscire dalle cose ‘che si contano’, perchè tangibili, limitate ai sensi e, quindi, ‘dittatoriali’ rispetto alla vita di ciascuno di noi.

E farlo per cercare, altrove, le ‘cose che potrebbero contare’, magari limitandossi solo a poter sbirciare, orecchiare. Lasciandosi così l’alone, l’apertura del Mistero. Uno spazio inesplorato che faccia cenni al Divino.

Ecco, a Emme Erre Gi devo il discreto riaprirsi di questa porta, grazie ad un’anfitriona di eccezione: Santa Hildegard von Bingen, la cui memoria ricorreva ieri.

Dal 2012 è Dottore della Chiesa per volontà di Benedetto XVI questa donna che riscatta stantii luoghi comuni su un Medioevo misogino e meschino: benedettina, implacabile nemica dei Catari, teologa, ma esperta di arti mediche e scienze naturali, predicava fuori dal proprio Convento con una dispensa del Papa stesso.

Fu amica di Federico Barbarossa, ma non esitò a sfidare l’imperatore con la sua incontrastabile autorevolezza.

Ma, sopratutto, fu anima di grande profondità mistica, trasfusa in libri pieni di illustrazioni di grandissimo simbolismo in cui sembrano riflettersi tonalità ‘orientali’. Segno che alla precisa formazione Scolastica, si aggiungeva un parlare per immagini, capace di attingere corde distinte.

Fra gli arcani di una vita straordinaria, spettacolo di competenze molteplici, ci fu la ‘Lingua ignota’ (un lessico totalmente inventato da proporre come lingua universale, con suoi caratteri) e la Symphonia harmoniae celestium revelationum, musica non solo sacra ma ‘divina’.

Centro della sua produzione fu la Viriditas, in latino «vigore, freschezza, vivacità giovanile», ma derivato da viridis, indicante il colore verde, e quindi tutto ciò che ad esso è idealmente collegato in termini di crescita vitale, forza e vigore.

Per Ildegarda von Bingen era una forma di energia spirituale addensata nei germogli di colore verde, nel loro colore.

E qui quegli ‘echi’ che solo il Mistero può ‘collegare’ mi hanno fatto pensare a Gustavo Rol: l’uomo enigmatico che stupiva la Torino del dopoguerra con i suoi esperimenti e le sue manipolazioni della materia.

Sconvolto, nel luglio del 1927, Rol scriveva: «ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale (“ancora la musica… n.d.c.) ed il calore. Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura. Non scriverò più nulla»

Vi era racchiuso il segreto di quella che definiva «coscienza sublime», punto di arrivo di quell’alchimia spirituale per cui l’uomo giunge a riconoscere in sé la presenza e l’espressione del Divino. Il Divino che Ildegarda ritrovava compiuto al massimo grado nell’essere umano.

Il verde insomma, ‘ritorna’ con la musica: forse Rol ha ‘intravisto’ ciò che già ‘vide’ Ildegarda?

Forse: colore e musica sono -in fondo- ‘onde’: e le onde rimbalzano.

Probabilmente anche attraverso i percorsi infiniti dell’anima.

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