sul divertissement postnichilistico

«Tutti cerchiamo di abbellire una realtà tendenzialmente spoglia. Perché essendo l’esistenza priva di uno scopo le strade sono due: o millantiamo ragioni e la abbelliamo come si fa con l’albero di natale; oppure la vita viene nutrita dalla fantasia. E grazie all’immaginazione diventa più interessante. Un’operazione che non ho inventato io, ma è nella storia dell’Uomo. Lo stesso maquillage – la mitizzazione delle circostanze – è stato fatto anche con le religioni».

Così Paolo Bonolis nell’intervista di oggi al Corriere in cui parla della moglie, ‘ascesa’ al ruolo di opinionista per il Grande Fratello di Canale 5.

Bonolis è una delle cartine di tornasole di un postmoderno nel quale persino il nichilismo è stato messo da parte per lasciare spazio al ‘non pensiero’, all’idea che la vita -in fondo- sia un ‘nulla’ che, come lui stesso dice e fa capire in altri passi dell’intervista, va ‘riempito’ con ironia, battute, col librarsi ‘leggero’ del divertissement pascalien, di qualcosa che ci ‘occupi’ evitando di ‘preoccuparci’.

Magari con raffiche di buffe parole, declamate continuamente con i toni e gli accenti del Principe Antonio Vincenzo Stefano Clemente Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio…

Non a caso il nostro è maestro di quello che, mutuando dagli USA, abbiamo tradotto con ‘intrattenimento’, parola che arcaicamente però significava ‘indugio imposto’, ‘trattamento’, come per i matti…

E’ chiaro che, nel passaggio che ho incollato, il pensiero non possa non andare a quella ‘mitizzazione delle circostanze’ che punta a degradare ogni fenomeno religioso a divertissement anch’esso, a passatempo però serioso, ma come tale …. da non prendere sul serio, come ‘insegnava’ l’Eco de Il Nome della Rosa.

Il senso religioso, insomma, altro non sarebbe che l’impalcatura antropologica costruita per superare indenni da eccessiva nevrosi e tentazioni suicide, quel vuoto pluridecenale (quando va bene) che ci ostiniamo a chiamare ‘vita umana’, pretedendo di darci con esso un tono e una dignità che tale vuoto -e noi con esso- non meritiamo.

Peccato che anche il divertissement è diventato una ‘impalcatura’, smepre più estesa, pervasiva, incisiva e foriera di conseguenze drammatiche sulla realtà.

Non a caso, insomma, Bonolis è lautamente pagato per ‘aiutare tanti più possibile’ ad attraversare ‘alleggeriti’ gli anni, magari ‘alleggerendo’ -con l’occasione- i nostri portafogli con tute quelle cose che la pubblicità che lo sostenta ci propone…

Ed ecco che, all’improvviso, come canterebbe quell’altro famoso post nichilista, si potrebbe dare -in fondo- un senso ad una storia, quella di Bonolis e di tanti post nichilisti come lui, che un senso non ce l’ha (e, per loro, non dovrebbe averla).

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