La definizione del dogma dell’Immacolata sta in un documento di Pio XI il cui incipit, che fa -come al solito- da titolo, è Ineffabilis Deus.
Il messaggio è, quindi, chiaro: la materia è ‘ineffabile’, come il suo Maneggatore, stazionando in dimensioni che non ci appartengono, inaccessibili.
E’ per questo, e non certo perchè ai fedeli non gliene fregasse niente, che quel dogma venne promulgato solo nel 1854.
Vi militarono contro menti come San Tommaso d’Aquino, Bernardo di Chiaravalle, ma non certo per dire che Maria non fosse senza peccato: ma che fosse stata redenta nel tempo (o dopo la nascita del Figlio, o nell’attimo del suo concepimento), e non che fosse stata concepita senza peccato.
Col suo “Potuit, decuit ergo fecit”, fu il beato Giovanni Duns Scoto, a dare il là alla linea di pensiero che si rivelò decisiva, collocando al di fuori di ogni dimensione, cioè nella potenza infinita del Padre, la volontà e l’atto del privilegio toccato a quella Sua specialissima creatura.
E gli ‘echi’, le parole e i contesti che ci fanno intuire questa realtà che è al di fuori delle dimensioni, a cominciare da quella temporale, li ritroviamo nelle letture della Festività di oggi.
A partire dai versetti di San Paolo agli Efesini in cui riecheggia quella ‘predestinazione’ che è volere astratto dalla storia, mistero insondabile in cui convivono libertà ed il suo opposto: chi è Maria, se non la donna della predestinazione e della più intensa, profonda ed inestinguibile libertà?
Ovvero dal protovangelo, con il maleficio al serpente (‘Io porrò inimicizia fra te e la donna”) e, prima ancora, con avvenimenti che sembrano collocarsi proprio sopra il crinale da cui ha inizio il tempo stesso dell’umana vicenda.
Come ‘dal di fuori’, con quella ‘ineffabilità’ alla quale accennavo, arrivò dopo quel 1854 una straordinaria ‘conferma’, il ‘Que soy era Immaculada Councepciou’ dell’Apparizione di Lourdes, che ‘strega’, ‘stravolge’ il fino ad allora perplesso abate Peyramale.
Frase riferita, a noi umani, da un’ignorante, descolarizzata fanciulla.
‘Immacolata Concezione’: espressione che investe il dato ontologico -concettuale e personale- di quella Entità, e che (quindi) appare davvero ‘pensato’, ‘voluto’, ‘convenuto’ al di là del tempo e dello spazio, come a precederli e trascenderli.
Non una robetta da devoti, insomma: ma il Mistero che, investendoci tutti, si dovrebbe -almeno per una volta- seriamente considerare.
Nella foto Giovanni Duns Scoto di Giusto di Gand e Berruguete Pedro, Palazzo Ducale, Urbino.


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