Sarà per la cometa, o per il ‘bambiniello’ (o bambinone) lasciato a morire dalla madre Presidente in fuga verso lo spazio in quel ‘presepe virtuale’, fatto cioè di personaggi, che è ogni kermesse televisiva, ma ‘Don’t look up’ di Adam McKay, si attaglia bene -a modo suo- al clima natalizio.
Il ‘modo suo’ però è quello di un disperato nichilismo che, diciamolo (se volete, nichilisticamente), ha rotto un po’ i coglioni.
Eh, sì: la pesantezza s’impone -anzi, prorompe proprio dalla tastiera- poichè davvero non se ne può più di una satira che corrode persino i principi da cui dovrebbe ‘giudicare’ il mondo e l’essere umano, per autoalimentarsi del suo ridurre a nulla, a flatulenza, ogni manifestazione dell’essere.
Alla fine di quel popo’ di effetti speciali alla Deep Impact e Armageddon, sprecati così, per non dire nulla (poichè dire che tutto è, in fondo, un nulla, è dir nulla), ti viene in mente che il soggetto di un simile film deve averlo ispirato uno di quelli che, di fronte a qualche stupidaggine, se ne esce con un ‘meritiamo l’estinzione’.
Ecco: per dirci che ‘meritiamo l’estinzione’, Adam McKay ha però arruolato i migliori e più pagati attori di Hollywood, non volendosi limitare ad un post su Facebook.
Sarà per loro, per il grandissimo scialo di battute, scene madri ed effetti speciali, per il sapiente uso della fotografia, che -dunque- il Sole 24ore avrà scritto che questo è il miglior film dell’anno, tenendo sempre in conto (non sia mai lo dimenticassimo!) il periodo della pandemia?
Può darsi, probabile. Ma può davvero bastare?
E l’idea dell’incombente fine della schiatta umana (quel complesso di cose, terribili ma anche tenere) che in alcuni spezzoni di riprese dal vero inseriti in mezzo alla recitazione, fanno qua e là capolino, per ricordarci che della realtà, in fondo, questo film si occupa; questa idea, dunque, che ruolo ha?
Nessuno.
Perchè nessuno ‘guarda in alto’, neanche McKay: neanche quelli che finalmente vedono la cometa e credono al proprio imminente morire, neanche loro ce la fanno a viverlo.
McKay-Cometa li disintegra come tutti gli altri, anzi, si ‘compiace’ di mostrarci lo scomporsi al rallenty dell’unica situazione un po’ umana: il riformarsi della famiglia, degli amici che attendono assieme la morte. Ma che se la ‘meritano’ tutta pure loro, incluso il protagonista DiCaprio, che per distrarsi pensa, fra una forchettata e l’altra, a una minchiata qualsiasi.
Morire, insomma, facendo finta di niente. Perchè il vivere è una finta. Il vivere è niente.
Che messaggio, porca puttana!
E, per ribadire il concetto, che a noi non è parso in fondo così insormontabile, Adam McKay aggiunge la scenetta finale: quella in cui l’altra parte d’umanità che, dopo 22.000 anni si sveglia dalla criogenesi, in un altro pianeta, per … estinguersi … divorata da dinosauri col becco di pappagallo.
Insomma: forse è vero che ‘meritiamo l’esitinzione’. Partendo, da gente come Adam McKay e da certo ‘circo di Hollywood’, possibilmente.
Senza bisogno -sempre possibilmente- di scomodare la Cometa o il Natale.


Lascia un commento