sessant’anni fa, piero manzoni aveva capito tutto…

“Di tutte le opere d’arte del Novecento, questa è stata senz’altro la più irriverente e scandalosa (…) In effetti, Merda d’artista non è tanto un’opera, nel senso tradizionale del termine, quanto un’operazione artistica. È infatti difficile classificarla”.

“Manzoni non era un pazzo né tanto meno uno sciocco; al contrario egli fu, nella sua smaccata volontà di provocazione, assolutamente geniale. Con la sua Merda d’artista volle sostenere che essere artisti vuol dire trasformare in arte tutta la propria vita, escrementi compresi, ma soprattutto, acutamente, egli denunciò il perverso meccanismo di un’arte divenuta mercato di firme prestigiose (…). E se la firma qualifica l’opera, attestandone l’originalità e garantendole un valore, allora ecco che qualunque oggetto firmato, anche una scatoletta di escrementi, poteva diventare un capolavoro”.

“Nel caso specifico di Merda d’artista, Manzoni aveva richiesto con sfacciata irriverenza che il prezzo di ciascuna scatoletta corrispondesse a quello di 30 grammi d’oro (come a dire che i suoi escrementi valevano tanto oro quanto pesavano). L’artista, come il mitico Re Mida, trasformava in oro tutto quello che toccava o, in questo caso, produceva.

“Per ironia della sorte, la storia gli ha dato ragione: a Milano, nel 2007, nelle sale della casa d’aste Sotheby’s, un collezionista privato europeo si è aggiudicato una scatoletta (la n. 18, per l’esattezza) per 124 mila euro e più di recente, nel 2016, sempre a Milano, presso la casa d’aste Il Ponte, la n.69 è stata battuta per 275 mila euro! Un grammo di merda, sia pure di artista, valutato quasi 10 mila euro. Altro che oro. Questo, probabilmente, Manzoni non lo aveva nemmeno immaginato”.

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