FRA I NUMERI DEI LUOGHI E DEL TEMPO
Avendo un po’ di tempo, trovo stimolante andare per Internet a scovere ‘tracce’.
Oggi parto -ovviamente- dalla Festività della Madre di Dio, la Θεοτόκος, Deipara…
Quel dogma fu proclamato ad Efeso il 22 giugno del 431, come conseguenza della proclamazione della duplice natura, umana e divina, del Cristo. Efeso fu la Città in cui si rifugiò e morì San Giovanni Evangelista (che vi scrisse l’Apocalisse), il Discepolo teologo a cui fu affidata la Madre, sotto la Croce.
Ad Efeso, seguendo le visioni della beata Anna Katharina Emmerick, il 18 ottobre 1881 venne scoperta una casa, risalente al primo secolo, che corrispondeva per misure ed ubicazione, a quella descritta da quella mistica. Ad Efeso sorse la prima Basilica dedicata alla Madonna, nel V secolo.
Ma di Efeso era quell’Eraclito, giustamente noto come il ‘Filosofo del Divenire’, fra i cui frammenti venne però trovato questo:
«Non ascoltando me, ma il logos, è saggio intuire che tutto è Uno, e che l’Uno è tutto.»
E ad Efeso sorgeva il Tempio di Artemide, considerato una delle Sette Meraviglie del mondo: Artemide, protettrice della… verginità e della pudicizia…
La festa della Deipara ebbe vicende singolari: dalla celebrazione nella seconda domenica d’ottobre, fu portata all’11 ottobre da Pio XI: quel giorno non era stato fino ad allora mai assegnato ad una festa. Quest’assegnazione avvenne a 1500 anni dal Concilio di Efeso.
L’11 ottobre del 1969, riportadosi proprio al Concilio di Efeso e alla festa della Theotókos, Giovanni XXIII diede avvio al Concilio Vaticano II.
Quest’ultimo, con la riforma liturgica, riportandosi alla tradizione che, dal VII secolo, celebrava il Natale Sanctae Mariae, con testi della Messa per le Vergini, il 1° gennaio, la fissò alla data di oggi.
Come sempre, quando si parla di Colei che ama il nascondimento, le sorprese e le ‘coincidenze’ non mancano.
Così come la sensazione, che si fa con queste intuizioni sempre più certenzza, che Qualcuno -nonostante drammatiche apparenze- tenga saldi i lacci della storia.
ICONOGRAFIE
Nel monastero copto ortodosso di Santa Maria Deipara a Wadi El Natrun nel deserto di Nitria in Egitto, c’è questo curioso dipinto dei Tre Patriarchi : Abramo, Isacco e Giacobbe.
Il monastero nacque -e prese il nome- in aperta polemica con altri che popolarono quella valle depressa (23 metri sotto il livello del mare) luogo di raccolta di primo padri ed anacoreti cristiani.
All’epoca della sua costruzione erano più diffusi i monaci aftartodocèti, detti giulianisti dal loro vescovo, Giuliano d’Alicarnasso, i quali insegnavano che il corpo di Cristo fu fin dall’inizio incorruttibile, negandone così la realtà fisica e di considerarlo solo un’apparenza corporea.
Da essi si staccarono, in più punti della valle, gli ortodossi, i quali -appunto per polemica- dedicarono alla Theotokos i loro santuari e luoghi di preghiera.
Beh, qui i tre Tre Patriarchi -diversamente che in altri dipinti successivi- paiono tenere direttamente… in grembo la loro sterminata discendenza, secondo la promessa fatta ad Abramo.
E questa discendenza è, sempre diversamente dal resto dell’iconografia, solo di donne, uguali fra loro.
Tutto segue la carne e qualsiasi cosa se ne distacchi, fosse anche un qualche… Dio, non solo contrasta con la fede cristiana ma con ogni seria o solida ‘promessa’.
Mi pare -ed è sempre parsa… a quanto pare!- un’eccellente traccia di autenticità e verità.


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