lettera al multiverso

Gentile Signora,
mi perdonerà anzitutto -anche se un domani, quando capirà- se mi rivolgo al personaggio, al ruolo.

Voglio riconoscere che lei è fatto più serio di quanto si possa pensare o liquidare; che dalle sue alte frequentazioni artistiche e dal passato dei contesti diplomatici familiari, l’emersione di questo suo ruolo appare prorompere quasi ‘inevitabile’.

La classe, la grazia e l’armonia dell’estetica femminile, non solo visiva ma del portamento, cioè, l’è forse apparsa la sola epifania alla quale affidare la sua sensibilità e la sua nobiltà d’animo. E -con esse- un’inattaccabile ironia, altrimenti (vedendola su un volto male sbarbato), percepibile da noi come un volgare sarcasmo.

Lei recita, anzi performa.

Mi permetta però di derogare dal senso solo anglosassone di questa italianizzazione e trarne -come fa lei- ‘quello che non era’ nè è.

Lei ‘per-forma’: cioè plasma sè stessa, si modella, per un fine. Sì, certo, magari -glielo concedo- per un’esigenza insopprimibile che l’aiuta a vivere, ritenendo il ‘vivere’ star bene, star sereni, stare un po’ in pace, e… che diamine!

E io la rispetto.

Ma non solo per questo però: perchè lei -fra il serio e il faceto- a quei media di fronte ai quali non possiamo non dirci tutti recitanti, ha però dichiarato che quell’altro, suo sè, ‘vorrebbe essere come lei’. E la rispetto perchè lei, di lui, ha detto che ‘non lo sopporta’.

Lei ci sbatte, vivaddio, la sua verità. E il suo conflitto la rende, appunto, più rispettabile.

Ecco perchè mi dolgo del fatto che lei, ieri e sul far della notte, se ne sia uscita molto superficialmente chiedendoci di essere tutti ‘unici’.

A quella ‘unicità’ lei ha pensato di poter alludere: a quella che è misurabile con la capacità di cambiare solo la pelle, l’involucro fatto non solo di vesti, capelli, trucco ed epidermide, ma di avvolgere sè stessi con il ruolo che si vuole assumere?

In quale senso può essere ‘unico’ chi esibisce, accettandola sia chiaro, sposandola, la duplicità o la molteplicità?

In quale delle sue due vite, dei suoi due universi parallaleli (putroppo ancora rappresi nel suo corpo) lei vuole che inquadriamo la sua ‘unicità’, sia pure coerentemente con la sua scelta, la sua storia e la sua epoca?

In quale di questi vorrebbe che noi esprimessimo la nostra?

Ognuno di noi è tentato dalla duplicità, lo so bene.

Per questo non siamo nè saremo unici se vogliamo essere duplici.

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