due, opposti echi dell’assassinio fondatore?

Sarebbe interessante sapere se la riflessione teologica ha affrontato l’evento della morte del Cristo sub specie aeternitatis, ‘dal punto di vista dell’eternità’, del Trascendente.

Fermo restando il rispetto per il Mistero (e per quel Mistero per eccellenza -nel Mistero- che è quello Pasquale), forse qualcosa ce la può dire l’insieme dei ‘riflessi’ (‘immagini e somiglianze’) che si possono raccogliere sulla Terra, sub specie temporis.

A partire da una considerazione forse banale: il ciclo della Passione (vedi immagine al primo commento) si snoda temporalmente in 24 ore in cui ogni avvenimento riportato dai Vangeli può essere collocato in un ben preciso orario (vedi link al secondo commento).

Il ‘riflesso’ di ciò che, riguardando Cristo, ha riguardato la Divinità e l’Eternità, è anzitutto fatto storico ben collocato nel tempo e nella storia. E anche nei luoghi, nello spazio.

E’, insomma, realtà.

Ma noi ne facciamo ‘memoria’ in un modo molto speciale: la fede crede, infatti, che nell’azione eucaristica, il Sacrificio si ripete.

A questa ‘realtà’ storica, spazio temporale, corrisponde quindi una ‘memoria’ che la replica, moltiplicata. A partire proprio dal Triduo Pasquale, che è memoria specifica di quegli avvenimenti.

Ma proprio il Triduo sembra volerci suggerire il ‘distacco’ dalla storia (anche se non dal tempo): adagiandosi, senza però combaciare, alla Pasqua ebraica, la Pasqua cristiana si ripropone appoggiandosi al ciclo lunare.

Nell’anno solare, la Pasqua può capitare in un periodo che va dal 22 marzo al 25 aprile: il Triduo può celebrarsi, quindi in un intervallo cha va dal 19 marzo (un ‘giorno nascosto’, come il suo ‘Protagonista’) al 25 aprile.

Il memoriale della Pasqua, quindi, sembra voler occupare più tempi nell’anno, estendendo la memoria del Sacrificio in giorni diversi ogni anno.

E’ quanto accade, con il compiersi dell’evangelizzazione, sulla Terra ad ogni ora da ieri ad oggi: in 24 ore, è fatta memoria della Passione e del Sacrificio (dall’inizio dell’Ultima Cena alla deposizione nel Sepolcro) 24 volte nell’Orbe terrestre.

Come se fosse un’eco, insomma…

Ed eco di ciò che … riecheggia dall’Eternità.

E che l’Eternità, Parola stessa -proprio all’inizio della Passione- del Cristo che istituisce l’Eucaristia, vuole venga ripetuta, riecheggiata, ‘mandata a memoria’: per ricordare, invero, non è necessario ripetere, riproporre, come un’eco, quanto va ricordato?

Ma c’è dell’altro.

Gli studi di Renè Girard hanno dimostrato che il sacro arcaico, anche quello “pre” (e forse anche questo ‘post’) ebraico-cristiano, si basa essenzialmente sulla riproposizione di un ben preciso archetipo, quello del sacrificio del capro espiatorio, dell’espulsione cruenta di una vittima che può essere anche il re.

Girard, riferendosi a Freud, che parlava di ‘assassinio del padre’, lo chiamava, correggendolo, ‘assassinio fondatore’: ma l’immagine freudiana è abbastanza potente, rappresentando il padre la divinità.

E Girard assimila il ripetersi dei cicli sacrificali in ogni cultura, epoca e contesto, al modo di eternarsi di un ben preciso potere, quello di satana: il ‘satana scaccia satana’ in realtà è il gattopardesco e crudele minuetto con cui il diavolo cerca di eternare, fingendo di rinnovarlo, il proprio dominio distruttore.

In questo, come per il resto, ‘simia Dei’: rinnova da secoli il sacrificio, lo riecheggia anche lui, scimmiottandolo.

La sua ‘memoria’ gli serve per coprire, proprio come la memoria del sacrificio cristiano serve per ‘rivelare’, le ‘cose nascoste sin dalla fondazione del mondo’.

Ormai è tutto chiaro: entrambi gli echi, ripetono -l’uno per la nostra salvezza, l’altro per la nostra rovina- un unico evento che sta nel seno stesso dell’Eternità.

L’assassinio fondatore, avvenuto -sub specie temporis- il 14 nisan del tempo ebraico, il Venerdì Santo di ogni cristianità.

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