Quello che affronta l’ennesimo evento che squarcia il tempo nei Vangeli è un trio di uomini.
Gli uomini che -scrive sempre Luca nel Passio di oggi- rappresentano quello che viene chiamato ‘uno spettacolo’, una rappresentazione: e non credo sia un caso che, la Passione e la Crocefissione, siano probabilmente, le scene più rappresentate della Scrittura.
Il racconto sui tre li vede allineati su Quello al centro: ma tutti è tre sono morenti, sulla soglia del loro tempo terreno.
Quello che si appresta a varcarla è un corteo eterogeneo: vi si nasconde, fino alla fine, il Figlio di Dio. Eppure i tre condividono la stessa condanna, passati per l’autorità costituita, patiscono la stessa pena.
Il che ‘nasconde’ ulteriormente, agli occhi della storia dei potenti, di quella che ‘conterebbe’, con connotazioni magari ‘geopolitiche’ , il Condannato di mezzo.
Il discorso finale, con gli ultimi sospiri dei corpi, fra i tre, è incentrato -incredibilmente- sulla salvezza: i due a latere sanno che il loro Compagno al centro ha una certa ‘fama’: quella dei miracoli.
E così, il primo compagno di quel pane amaro, lo ‘sfida’ proprio su quei ‘poteri’: è come se, del Cristo, il primo ladrone cogliesse solo l’umanità. Un’umanità straordinaria, guaritrice, miracolosa certo, ma piegata sul tempo.
Da qui la richiesta: “salva te stesso e noi con te!”
Gesù non risponde, il soprannaturale tace, seppellisce nel silenzio la Sua presenza.
Ma -ecco- che l’altro, sulla soglia fatale, la afferra in pieno: ne afferra la Maestà, il Prestigio, la Capacità di ogni decisione.
E l’afferra, a partire dal riconoscimento dell’innocenza più piena e profonda del Cristo: “noi abbiamo rubato, magari ucciso, ma Lui è innocente”. L’occhio che si pente vede la Regalità nascosta dietro l’innocenza, ne odora la Sovranità piena ed indiscutibile e si piega nella richiesta.
‘Ricordati di me, quando sarai nel Tuo Regno’: portami nel tuo cuore, portami con te, in qualche modo che non so, ma portami…
Ecco così, nella risposta del Crocifisso, aprirsi quell’ennesimo squarcio di cui parlavamo: ‘Oggi stesso sarai con me in Paradiso’.
Ma come ‘oggi stesso’?! Prima del compiersi dei tre giorni della Scrittura, prima della discesa agli inferi, prima della rimozione dalla bocca del sepolcro del masso che la tappava?
Che ‘oggi’, che presente’ è mai questo che fa ‘tornare indietro’ il futuro, ciò che è incompiuto nei giorni che devono venire e nella storia ancora da scrivere?
In che ‘luogo’ si compie un simile ‘oggi’?
Gesù ne è, sulla Croce, il Signore assoluto e incontrastato.
E’ possibile, se non probabile, che la sapienza secolare della Chiesa abbia da questo passo estrapolato la dottrina sul Paradiso: è possibile, da questo tempo che fluisce, stabilire ed affermare, che qualcuno vi è davvero felicemente finito.
Ma -dall’altro lato- Gesù tace: tace sulla fine del secondo ladrone.
Si sarà pentito dopo il rimprovero del compagno? Sarà rimasto ancora chiuso nel suo orizzonte finito o, addirittura, sarà morto prima di sentire il Cristo?
Non lo sappiamo e, dice la Chiesa, Maestra e Madre nell’ascolto del Suo Signore, che non ci è lecito dirlo né pensarlo.
Mai.


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