la telecamera mente sempre (ma quella volta, forse, no)

James Wilson Vincent Savile, per tutti Jimmy, viene qui ripreso mentre scende dal suo caravan e si appresta ad essere ricevuto a Buckingham Palace per ricevere il titolo di Membro dell’Ordine dell’Impero Britannico.

E’ il 1971, ma Jimmy è già da anni una leggenda della radio e della televisione inglese, capace di inchiudare agli apparecchi milioni di radio-teleascoltatori.

Jimmy accede a quest’onorificenza per il suo impegno nella beneficenza: qualcuno ha quantificato in oltre 40 milioni di sterline il totale delle somme raggranellate da Savile durante la sua lunghissima carriera nei media e, principalmente, in quello di Stato, la BBC.

Ottiene persino da Giovanni Paolo II, nel 1990, il titolo di Cavaliere dell’Ordine di San Gregorio Magno per il suo impegno a favore degli istituti sanitari e ricoveri per i tetraplegici e paralizzati.

Ma Jimmy Savile (il cui potere si accresce a dismisura per decenni, portando persino i membri della famiglia reale -e, in primis, il Principe Carlo- a chiedergli dritte e correzioni sui discorsi pubblici e altri consigli ‘di apparenza’) Jimmy -dicevo- sarà ricordato dal 2012 in poi solo per un’altra cifra: le 450 vittime di abusi sessuali (più dell’ottanta per cento delle quali infraquattordicenni) da lui compiuti.

Il più grande scandalo che abbia mai travolto l’autorevolissima, leggendaria, e intangibile BBC porterà ad una precipitosa, affannosa damnatio memoriae, con la distruzione delle vestigia del nostro di ogni genere e specie: persino la lapide cimiteriale viene distrutta.

Una colossale presa di distanze.

Su Savile, quella fogna di suo che è Netflix ha fatto un documentario in due parti.

Nella prima, tutto il buono di Jimmy: e qui gli accostamenti alla famiglia reale, alla Thatcher, ai tanti personaggi famosi come lui si sprecano. Tutti ‘ingannati’, è ovvio, dall’abbagliante immagine pubblica (per la verità non molto aggraziata: ma -si sà- i gusti di questi Angli non sono raffinatissimi…). Inclusi i dirigenti e compari della BBC che ci lavoravano accanto…

Nella seconda parte c’è, es claro, tutto il marciume: ‘impostato’ nel modo seguente: Netflix ci spiega che ‘la personalità di Savile non sarebbe spiegabile senza la sua fede cattolica’.

In cosa tale ‘fede cattolica’ sia consistita lo apprendiamo da un pezzo (a Netflix non sono proprio accuratissimi…) nel quale Jim spiega che ‘ciascuno di noi si fa un Dio a sua immagine e somiglianza’, mentre -in un altra ripresa- ci dice che ‘davanti a Dio e San Pietro, bisogna presentarsi con molte opere buone per bilanciare quelle cattive”, così quasi da spiattellarle in faccia all’ingresso in Paradiso a chi di dovere, nel caso dovessero fare troppe storie…

Naturalmente, segue subito dopo il catalogo delle ‘conseguenti’ nefandezze…

Insomma: Netflix ha trovato la ‘spiegazione’.

Che però, mi pare, stia tutta nella prima puntata: ospite negli anni ’80 di un talk mattutino, Savile rimane incantanto (il termine giusto è però ‘allupato’) dalla avvenente giovane conduttrice, approcciata ad ogni puntata ‘con incursioni’ sempre più esplicite…

Anni dopo, la giornalista si rivede: ma punta solo sulle sue reazioni (poco ‘femministe’, invero), non certo sulle spettacolari sbavate del suo ospite…

La battuta finale della nostra è da incorniciare: ‘La telecamera non mente mai’…

Tuttavia per Jimmy Savile non si può certo dirlo: per lui la telecamera ha mentito -e spudoratamente, abbacinantemente- quasi sempre.

Tranne che proprio allora: le volte in cui si è visto in azione il predatore sessuale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *