Mi ritrovo ormai da giorni ad essere inseguito da questa idea -che ‘idea’ non è: che quanto accade sotto i nostri occhi -anzi, ciò che ‘cade’ sotto i nostri occhi- appare sempre più privo di senso.
Sembra di stare davanti ad un’impalcatura, vuota dentro però. Un guscio, una formalità piuttosto che una forma vera e propria…
Ho detto che non è solo un’idea: questo vuoto lo percepisco, lo sento. Mi investe come potrebbe attaccarmi, appunto, una risacca, un ritirarsi anche dell’aria, risucchiata dal niente.
Questo ‘vento inverso’ colpisce anche all’interno: ‘semina’ per sottrazione l’incertezza per eccellenza. Cioè che tutto quello che fai, qualunque cosa, non sia davvero degna di essere fatta. Che la tua stessa esistenza sia un’apparecchiatura, un’impalcatura.
Una cosa che si tiene per sè stessa, destinata a essere spazzata via da un semplice gesto di volontà, da una presa d’atto di tale situazione.
Sia chiaro: non mi sento speciale, anzi. E’ evidente che tutti siamo investiti da questa corrente che sottrae: per la perdita o l’assenza di qualcuno o qualcosa, ad esempio. Questi vuoti -però- riecheggiano il vuoto per eccellenza, che è quello del senso.
Quello dell’Essere.
E’ davvero inutile: tutto è appeso a qualcosa che lo precede, precedendo tutto ciò che esiste. Negarlo è superbia estrema, imperdonabile hybris.
E, ancora una volta, è la metastoria del nemico a illustrarci qualcosa.
Lucifero ‘cade’ perchè si trattiene solo sull’esistenza, negando per un sempre che dura un eterno istante l’essere. Pensa che l’esistente possa fare a meno dell’essere e così crede di poterlo ‘elevare’, elevando sè stesso. Non più ‘appeso’, ‘ancorato’, l’esistere cerca affannosamente in sè stesso il proprio senso. E, ovviamente, non lo trova.
Da allora, è un continuo impalcarsi, un costruire piedistalli: ma il vuoto, QUEL vuoto, colpisce ancora e sempre alla gola, ti soffoca.
Non è morale, non è un brutto pensiero, non è ansia o chimica corporea: sta oltre e al tempo stesso prima.
Se il Cristo fu in tutto uomo come noi, fuorchè nel peccato, deve averlo provato: per lui fu -forse- un abbandono.
E -a quel sentirsi ‘abbandonato’- il Crocifisso rispose nell’unico modo possibile: abbandonandosi.


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