Sono andato a ‘riesumare’ gli estratti di questa intervista del Card. Carlo Maria Martini, dopo la citazione autorevole di ieri.
A parlare era un Martini stanco, fiaccato dalla senilità, ritiratosi da anni a Gerusalemme: normale che egli vedesse ‘cenere’ ovunque.
Ed era normale che, nel prendere progressivamante congedo dalla vita, sentisse l’istinto di ‘spogliarsi’: a cominciare dalla, qui ‘vituperata’, veste istituzionale. Martini vestì, però, e visse come un Principe della Chiesa, come era giusto e corretto che facesse una persona non solo della sua dignità ecclesiastica, ma anche del suo spessore intellettuale.
Prima di dir qualcosa su questi famosi ‘200 anni’, non si può fare a meno di notare l’insistenza su questo ‘rinnovamento di uomini’ presente nel suo appello. Dai dodici ‘irregolari’, novelli apostoli, cui affidare i dicasteri. All’additare una particolare tipologia di santi, impattanti sul potere politico e sul sociale, trascurandone altre. All’insistenza su un Vangelo condizionato dalla misura umana di ogni coscienza, individualizzato. In una Chiesa i cui Sacramenti si sarebbero dovuti ridurre ad un balsamo nei momenti no della vita; ad unguenti tonificanti su ferite, a cominciare da quelle familiari, senza alcuna efficacia curativa.
Questo ci dice molto sui ‘200 anni indietro’: Martini vorrebbe ritrovare l’uomo ‘perduto’ dalla fine del ‘700 in poi; vorrebbe inseguirlo, proponendogli un Vangelo acconcio, meno sapido o amaro.
Ci pensate voi se Gesù, dopo l’annuncio drammatico della sua crocefissione, dopo il discorso sul Pane della Vita, vedendo le facce sconvolte di molti discepoli, avesse detto: “è solo una provocazione, in realtà non chiedo questo neanche a me stesso; sono immagini metaforiche”, invece che quel terribile e urtante “volete andarvene anche voi?”
Su quali strade la libertà umana ha condotto la Storia, dopo aver divorziato dalla Chiesa? Si ha idea di quale prezzo (dal genocidio vandeano, ai laogai, alle terribili persecuzioni dell’oggi) ha pagato e paga la Chiesa ad un’umanità così ‘emancipata’? Lo scherno, l’irrisione, il senso di ripulsa di cui ieri si è parlato per invocare (di nuovo!) un ‘cambio di paradigma’, non sono segni di ogni epoca della fede, a cominciare dalle prime? Non fu il Cristo stesso a profetizzarli, invitandoci a tener duro e non certo a ricercare chissà quali ‘paradigmi di riserva’ sui quali buttarci per farla franca?
E, infine, cosa significa essere ‘indietro’? Di che ‘progresso’ umano, civile, morale parliamo? Cos’ha da dire -o peggio da insegnare- questa epoca e quest’attualità impazzita ad una Chiesa così disposta a buttarsi nella mischia? Che si devono eliminare i bambini dal seno materno? che i moribondi vanno aiutati a togliersi di mezzo quanto prima perchè il dolore-secondo questa cultura- provoca ‘indegnità’? Che i venerdì la scuola va marinata, così da diventare, marinando marinando, delle ‘sardine’ cariche di ‘speranza’? Ma davvero si è convinti che la vita, la storia e lo stesso cammino della Catholica siano un perenne ‘mentre’ senza meta? che siano un loop nel quale il vivere il secolo sia ripetere, come fanno da decenni sopratutto i martiniani, i mantra della cultura dominante e dei suoi umori?
Ma che cosa si sono messi in mente, che essendo da secoli il Cristianesimo una cultura ‘non dominante’, è stato detto, dobbiamo cambiare cavallo passando tutti ‘sorridenti e preganti’ a quello di Troia?
Chi vuole, metta un giubotto salvagente sulla mangiatoia se crede, dopodomani.
A me basta il Bambino di sempre.


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